Zona sondaggi

Con una lettera di Cristina Stevanoni torniamo in zona sondaggi, che pare siano ben due: uno commissionato dall’Università di Siena, uno da AGSM.
Comunque sia un bel pasticciaccio!

Ho partecipato al sondaggio, giusto per non fare uno sgarbo all'intervistatrice (una ragazza non italiana). le modalità sono state a dir poco imbarazzanti. E pur vero che le interviste ti somministrano le prime domande per farti abboccare, prendendola alla larga. Ma questa, per la verità, finiva con l'essere addirittura ridicola. Le domande non erano solo attinenti al gradimento della persona del Sindaco. Prima, le domande riguardavano Traforo, Termovalorizzatore (sic), Cimitero verticale, filobus... Non ricordo accenni all'inquinamento, o all'Arsenale, o ai centri commerciali crescenti. Una domanda riguardava anche la preferenza espressa con il voto, alle ultime elezioni (domanda non preceduta dal rituale e obbligatorio: «a questo lei può anche non rispondere»). Le risposte prevedevano ora un voto, ora un giudizio a tendina fissa (o come cavolo si chiama), ora un giudizio in libertà.

Per mia dabbenaggine, e sempre nell'ottica buonista di non ostacolare il lavoro duna giovane straniera, non ho badato al nome della società che somministra l'intervista. Mi pareva tuttavia che il nome AGSM fosse abbondantemente spalmato anche in apertura di telefonata.

Dall'insieme, ho ricavato l'impressione, invero penosa, che a mano a mano che procedevo con voti o giudizi manifestamente critici, l'intervistatrice abbandonasse la presa e l'attenzione. Comportamento riprovevole, forse solo dovuto a scarsa professionalità. In ogni caso, se fosse possibile, mi piacerebbe risentire l'intervista. Questi che s'inventano le bravate non tengono nel debito conto che l'intervistata o l'intervistato, quando le domande siano troppo scoperte e sfacciate, si mal dispone, e dà libero sfogo al suo dissenso, se appena ne nutre in cuor suo.

Vorrei tanto confrontarmi con chi avesse a sua volta partecipato. Non si può che condannare severamente chi usa danaro pubblico per questi biechi scopi. Il nostro paese, vuoto di fabbriche, è considerato una fabbrica di consenso. Il bello, anzi il pessimo è che la spasmodica caccia al consenso procede e cresce nel mentre diminuisce l'affezione al voto. E questo è fascismo. Non ho altri nomi.

In ogni caso, bene ha fatto l'onorevole D'Arienzo a protestare. Lo ringrazio.

Cristina Stevanoni