Vinitaliy presidiato per il Tav Brescia-Verona. In queste ore l'apertura del Ministero dei Trasporti per una revisione dell'opera

Domenica 22 marzo parte a Verona uno degli eventi più attesi dell’universo enologico, il Vinitaly sul quale però incombe lo spettro del Tav Brescia-Verona, opera che porterà inevitabilmente dei danni alla viticoltura del Basso Garda, una delle più pregiate zone vinicole italiane. Per questo il Movimento NO TAV, in concomitanza con l'apertura della kermesse del vino, ha organizzato, a partire dalle 9,00 di domenica 22 marzo, un presidio all'ingresso principale della Fiera di Verona per dire no all'Alta Velocità sul Lago di Garda.

Proprio in queste ore però si apre un filo di speranza, infatti , Il Ministero dei Trasporti ha risposto all'interrogazione dei deputati Pd Ermete Realacci e Diego Zardini, componenti della Commissione Ambiente della Camera, riportante tutte le criticità sollevate dal territorio veronese e bresciano in merito all'impatto della linea ad alta velocità Milano-Venezia nella tratta Brescia-Verona .

Nell'interrogazione sono state evidenziate le criticità del sud del Garda con le temute ripercussioni sulle produzioni vitivinicole delle Terre del Lugana, e il passaggio della Tav nei Comuni dell'est veronese di San Martino Buon Albergo e di San Bonifacio che rischia avere forti ripercussioni sui rispettivi centri abitati.
Il Ministero dei Trasporti ha ribadito di aver attivato un tavolo di ascolto con tutti i Comuni interessati e di essere in attesa di ricevere dal Ministero dell'Ambiente le osservazioni relative alla Valutazione di impatto ambientale destinate a incidere, anche profondamente, sulla redazione del progetto definitivo in via di definizione. Tra le ipotesi valutate dalla Commissione VIA rimane anche il quadruplicamento in sede storica, per considerare la fattibilità più equa e ambientalmente  sostenibile.

A dettare questa virata del  Ministero sicuramente incide anche l’inchiesta sui presunti appalti “truccati” e le tangenti sulle Grandi Opere. Il sospetto, infatti, è che l’obiettivo di realizzare un’opera più costosa potesse nascondere interessi ben diversi da quelli dell’utilità dell’infrastruttura stessa.