Veronetta periferia urbana, meglio Verona Sud

L’amministrazione veronese partecipa al bando del Governo sulla rigenerazione urbana: Veronetta e la Passalacqua soddisfano i requisiti richiesti?

 Cinquecento milioni di euro messi a bando dal governo centrale per la“riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie” sono una goccia nel mare, ma se spesi bene possono essere un buon inizio. Di questi, fino a 18 milioni sono a disposizione per ogni comune capoluogo che presenta un progetto riguardante periferie urbane caratterizzate da “… situazioni di marginalità economica e sociale, degrado edilizio e carenza di servizi”. Per questo il Comune di Verona ha ritirato fuori dal cassetto il suo “grande” progetto: la Passalacqua.

Ammesso e non concesso che l’area scelta sia da considerare una periferia, appare discutibile che la stessa, comunque, risponda ai caratteri previsto dal bando.

Veronetta, infatti, non può essere considerato un quartiere che vive una particolare situazione di disagio, a partire dagli stessi valori immobiliari. Il valore medio degli immobili in vendita si attesta a 2662 €/mq., e il prezzo medio per gli immobili in affitto è di € 9,85 €/mq. (www.immobiliare .it), in linea con le altre zone direttamente a ridosso della ZTL. Diversa la situazione nelle “altre” periferie con caratteri certamente più coerenti con il bando, come B.go  Roma-Golosine (valore medio vendita 1350 €/mq, e affitto medio 7,87 €/mq) o zona B.go Milano-navigatori-Chievo  (valore medio vendita 1599 €/mq, e affitto medio 7,67 €/mq).

Certamente la valutazione sui valori immobiliari non può essere il fattore unico per determinare i caratteri delle aree urbane. La geografia urbana, in un contesto di diseguaglianze crescenti, di continue perdita di servizi e di sempre più ridotte risorse economiche pubbliche e private, ha perso i connotati classici delle città, dove è possibile individuare più centri e diverse periferie, e non sempre le aree con più disagio sono le più distanti dal centro (Indovina 2016). Il rischio, però, è quello di ridurre tutto ad una operazione di carattere edilizio legato alla rendita urbana che come conseguenza, come è già avvenuto proprio qui nella zona di San Giovanni in Valle, si è assistito all’espulsione di una fetta di popolazione, perlopiù anziana, non avendo più potuto permettersi di pagare i costi per vivere in un quartiere “di prestigio”.

Localizzare l’intervento in questo quartiere richiamando la problematica abitativa per la presenza di stranieri, unitamente ad alcuni episodi di disagio socio-abitativo, tra l’altro senza considerare l’assenza di alternative sociali e politiche, rischia perciò di risultare inefficace anche per conseguire un buon punteggio necessario per ottenere il finanziamento predisposto dal bando.

Meglio sarebbe stato se la PA avesse rivolto la sua attenzione ad una vera periferia, ad esempio Verona sud, o Borgo Roma o Golosine, aree dove questa amministrazione ha già manifestato interessi di riqualificazione urbana. Si dirà che non c’erano progetti già pronti sul tavolo, ma questi tre mesi a disposizioni dalla scadenza erano più che sufficienti per preparare le generiche schede richieste dal bando. Nemmeno il cofinanziamento era richiesto: perché allora non si è scelto di ripartire da qui e sperimentare una nuova politica urbana?

Nelle periferie a sud della città risiedono e lavorano la maggior parte della popolazione veronese e proprio questi quartieri potrebbero o, meglio, possono divenire gli attori chiave di un progetto di sostenibilità globale, per combattere i cambiamenti climatici, per l’inclusione sociale e per far sì che l’uscita dalla crisi attuale si trasformi nel punto di partenza per l’affermarsi di una nuova economia basata sull’uso più efficiente delle risorse, su di un elevato tasso di occupazione, sulla conoscenza e sull’innovazione.

Legambiente Verona
Lorenzo Albi