Verona, continua l'iniziativa Nonviolenta Per Legalità

Dopo 9 giorni dall'appello per la “giustizia giusta” lanciato ai sindaci della provincia di Verona, nessuna risposta è arrivata. Con la complicità della stampa locale, che non ha ritenuto una notizia il fatto che centinaia di persone siano impegnate in un'azione nonviolenta per il ripristino della legalità nel nostro Paese, i sindaci hanno avuto gioco facile nel non prendere posizione e i cittadini hanno visto negato ancora una volta il loro diritto a conoscere che anche nella loro città qualcuno ha deciso di mettere in gioco il “proprio corpo”, con lo sciopero della fame, per chiedere semplicemente che lo Stato rispetti le leggi che si è dato.

Per la stampa locale è notizia l'incontro tra i “potenti e i mercanti nel tempio”, ma non è notizia l'incontro tra “il profeta e la prostituta”; è notizia l'incontro tra vescovo, sindaco e giunta, ma non sono notizie le visite dei “fanatici della legalità”, nelle carceri di tutta Italia, Verona compresa.

Nonostante questi 9 giorni di inutile attesa, continuo ad avere fiducia nei nostri amministratori e rinnovo loro l'invito ad aderire al Satyagraha per la legalità. E se mi fossi sbagliato e i nostri sindaci non sentissero il peso della responsabilità, ma fossero toccati solo dal becero egoismo, potrebbero aderire anche solo per scongiurare la possibilità di essere prima o poi loro stessi – o le persone a loro care, quelle persone con le quali banchetteranno in questi giorni, in occasione delle festività – vittime della malagiustizia italiana, che può travolgere ognuno di noi, in qualsiasi momento.

Annuncio quindi che riprenderò lo sciopero della fame, ed estendo il mio invito ad aderire al Satyagraha per la legalità a chiunque non si voglia arrendere di fronte allo sfascio della giustizia nel nostro Paese e voglia quindi rispondere e corrispondere al grave monito lanciato dal Presidente della Repubblica* con il suo messaggio alle Camere l'8 ottobre 2013 e alle parole pronunciate da Papa Francesco** il 23 ottobre scorso, in occasione dell’incontro con i delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale.

Mattia Da Re 
Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Per info o per comunicare la propria adesione: mattia.da.re@live.it / 331 2864092)

* «Sottopongo dunque all'attenzione del Parlamento l'inderogabile necessità di porre fine, senza indugio, a uno stato di cose che ci rende tutti corresponsabili delle violazioni contestate all'Italia dalla Corte di Strasburgo: esse si configurano, non possiamo ignorarlo, come inammissibile allontanamento dai principi e dall'ordinamento su cui si fonda quell'integrazione europea cui il nostro paese ha legato i suoi destini. Ma si deve aggiungere che la stringente necessità di cambiare profondamente la condizione delle carceri in Italia costituisce non solo un imperativo giuridico e politico, bensì in pari tempo un imperativo morale. Le istituzioni e la nostra opinione pubblica non possono e non devono scivolare nell'insensibilità e nell'indifferenza, convivendo - senza impegnarsi e riuscire a modificarla - con una realtà di degrado civile e di sofferenza umana come quella che subiscono decine di migliaia di uomini e donne reclusi negli istituti penitenziari. Il principio che ho poc'anzi qualificato come "dovere costituzionale", non può che trarre forza da una drammatica motivazione umana e morale ispirata anche a fondamentali principi cristiani.» – Giorgio Napolitano

** «Le deplorevoli condizioni detentive che si verificano in diverse parti del pianeta, costituiscono spesso un autentico tratto inumano e degradante, molte volte prodotto delle deficienze del sistema penale, altre volte della carenza di infrastrutture e di pianificazione, mentre in non pochi casi non sono altro che il risultato dell’esercizio arbitrario e spietato del potere sulle persone private della libertà. […] La cautela nell’applicazione della pena dev’essere il principio che regge i sistemi penali, e la piena vigenza e operatività del principio pro homine deve garantire che gli Stati non vengano abilitati, giuridicamente o in via di fatto, a subordinare il rispetto della dignità della persona umana a qualsiasi altra finalità, anche quando si riesca a raggiungere una qualche sorta di utilità sociale. Il rispetto della dignità umana non solo deve operare come limite all’arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato, ma come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana.» – Papa Francesco