Verona Amministrative 2017: lavori in corso

Lo scorso 9 novembre presso la sede del giornale on line Verona In si è tenuto un incontro organizzato da Giorgio Massignan (VeronaPolis) in vista delle amministrative del 2017. L'obiettivo,  dar vita alla formazione di una lista elettorale civica su base programmatica che possa "liberare il comune di Verona dai politici tosiani e dalle forze politiche che ne condividono o ne hanno condiviso i metodi e i contenuti".  
"Faccio appello perché sia superata la tentazione di rinchiudersi in una pura e comoda  opposizione, e che invece ci si organizzi per tentare di vincere le elezioni e di governare. Soprattutto chiedo ai partiti un atto di estrema generosità nell’evitare di mettere simboli e cappelli su una lista civica che deve essere realmente trasversale ed appartenere a tutta la città" queste le parole con le quali Massignan ha sollecitato l'incontro.

Riceviamo e pubblichiamo alcuni contributi al dibattito.

Legalità di Cristina StevanoniCristina Stevanoni.jpg

Caro Giorgio, pur non avendo partecipato all’incontro, da te promosso, del 9 novembre scorso, posso dire di averne sentito più di un’eco, grazie alle persone che, invece, erano presenti. Mi pare di capire che un buon margine di dissenso si sia prodotto, e non sarebbe la prima volta, al cospetto della parola “legalità” e di quanto essa sottende, di buono o di minaccioso, a seconda dei punti di vista. Offro un modesto contributo alla discussione, ricordando quanto scriveva, in una sua lettera a Giovanni Giusti del 29 ottobre 1922, il medico veronese Luigi Messedaglia, «leader tra i più ascoltati dello schieramento liberalconservatore»: Sì […] il fascismo è contro la legalità oggi. A mali estremi, estremi rimedi. Pensava così anche Niccolò Macchiavelli, che di politica se ne intendeva. Bando alle pantofole del Corriere della Sera! Non si fu contro la legalità anche noi nel 1915, quando, minoranza audace e intellettuale, imponemmo la guerra scendendo in piazza e mettendo l’aut aut al Re? Anch’io sono partecipe di codesta illegalità: e me ne vanterò sempre.

Ma questo, che proviene dai giorni della marcia su Roma, è soltanto un esempio, peraltro da ascrivere a merito del giovane e bravo Federico Melotto, L’Arena del Duce. Storia del Partito nazionale fascista a Verona, Roma, Donzelli editore, 2016, pp.XIV-XV; 33.

Non vorrei mai che il ritegno che molti dimostrano al cospetto di questa parola fosse dovuto a semplificazioni del tipo: non parliamo di legalità, altrimenti la gente pensa che il giorno dopo si trova la polizia o, peggio, la guardia di finanza in casa.

Ma altrettanto ci devono preoccupare, o, meglio, occupare gli usi più estensivi della  legalità, intendo al livello semantico, e anche nella realtà. Il dibattito sulla necessità di sfuggire alle leggi è già nell’Antigone di Sofocle, e attraversa tutta la storia dell’Occidente, fino ai nostri giorni. C’è dunque parecchio da meditare, attorno a questo tema. Personalmente non dimentico che Hitler sterminò gli Ebrei rendendo legale la loro 'non appartenenza' al consesso umano e civile, e anche Mussolini esordì con un governo «tecnicamente legittimo», e si impose con misure che, pur essendo «formalmente in regola con lo Statuto»,  «in realtà erano tese a devastare e a svuotare di compiti e di significato la vita parlamentare e quindi ogni libera dialettica politica nel paese» (Emilio Franzina, nella Prefazione al cit. vol. di Melotto, p. XV).

L’ Antigone di Sofocle pareva che si assumesse un compito facile, nel senso che il diritto, da lei rivendicato, alla disobbedienza, era ben circoscritto: è lecito seppellire un proprio parente, anche se questi ha violato le leggi della città, portandole guerra? In realtà, lo scontro delineato dalla tragedia è più complesso: uomo (lo zio Creonte, signore di Tebe) contro donna, vecchio contro giovanissima, gruppo di potere contro unicità dell’individuo (ricordiamo la solitudine di Antigone, dissuasa dalla sorella Ismene), e via via, fino direi quasi all’impossibilità di dare una vera risposta alla domanda di fondo.

Il tema, come vedete, è arduo. Se volessimo riassumerlo, credo che ci divideremmo fra ipotesi le più disparate. Pensiamo tuttavia al quesito più semplice: quale legalità nella Verona di Tosi? Per fortuna ci soccorre subito un Giacino, con la famiglia. E siamo di nuovo al familismo amorale di Banfield. Nihil sub sole novi. Se niente di nuovo c’ è sotto questo sole veronese o italico, non si potrà cambiare il sole, ma il familismo. Cominciamo da qui, evocando questa vicenda del vice sindaco amico, che però i Tribunali dichiarano inconclusa, o ancora per lungo tempo aperta. Non credo che si debba essere sempre distributori di certezza: qualche volta giova anche alimentare il dubbio, socraticamente. Se poi ci toccherà bere cicuta, pazienza: «chi va verso miglior sorte, a tutti è oscuro, fuorché al dio» (Platone, Apologia di Socrate).

Grazie, un caro saluto.
Cristina Stevanoni

Tito-Brunelli.jpgIl candidato sindaco di Tito Brunelli

A Giorgio Massignan; a tutte le persone presenti all’incontro da lui  convocato il 9 novembre scorso; a chi sarà presente al prossimo appuntamento,

Mi unisco al grazie a Giorgio per averci convocati: un inizio. Non sarà facile continuare, ma occorre tentare. Questo mio scritto nasce dalla notizia, emersa durante il dibattito e riferita a me, circa l’indicazione del possibile candidato sindaco. E’ stato detto che non si fa così. Prima il gruppo prepara il programma; poi, proprio sulla base di questo lavoro, il gruppo stesso e gli alleati, scelgono il candidato sindaco. In linea di principio condivido il discorso di Braga e di altri. In linea di principio però. Mi spiego.

Ho partecipato a parecchie campagne elettorali. Eccetto una, si sono svolte tutte allo stesso modo: unico argomento di confronto e di scontro è formare la coalizione e distribuire incarichi. Beghe su beghe. Alla fine, spaccati e diffidenti, si arriva a presentare le liste e il candidato sindaco, pochi giorni (o ore) prima della scadenza prevista. Il candidato, alla vigilia della campagna elettorale, si trova quasi solo (i partiti fanno la loro campagna, per avere più eletti possibile); imposta gli impegni, con l’aiuto di pochi sostenitori, mentre gli altri lo sopportano e lo criticano: alleanza spaccata e poco partecipe. E il programma? In parecchi casi è toccato a me prepararlo, con alcuni collaboratori, amici miei. I partiti della coalizione non hanno neppure accettato che presentassimo (fugacemente) il lavoro fatto. Risultato: sconfitte su sconfitte. La riflessione politica, la “coltivazione della città” non esistono; non interessano; sono del tutto marginali. Niente idee; niente progetti; niente programmi. Il programma è scritto da qualcuno che neppure si sa chi sia. Questa è la tragedia della nostra politica, almeno dal 1992: da quando sono stato chiamato alla politica da Renato Gozzi. Questo è ciò che non deve accadere in questa campagna elettorale.

Vengo all’unica eccezione. Nella primavera 2002 erano previste le elezioni comunali. Nel novembre 2001 la lista civica “Progetto Verona” ha rotto la tradizione, nella volontà di vincere le elezioni, dato come impossibile. Dopo il dibattito interno, mi sono recato presso il liceo “Galilei” e ho detto al preside Paolo Bertezzolo che, se volevamo vincere, non dovevamo sottostare al  procedere dei partiti, sempre perdente. Bisognava preparare un programma (il nostro era già pronto) e indicare subito un candidato sindaco vincente: Paolo Zanotto. Abbiamo allargato il discorso a Gustavo Franchetto. Il nome è arrivato al tavolo della coalizione. L’alternativa possibile era Piero Trabucchi: poteva fare bene il sindaco, ma il vincente era Zanotto. Alla fine (guarda caso) è toccato a me andare da Trabucchi e dirgli che non sarebbe stato lui il candidato, ma Paolo Zanotto. Piero l’ha presa male, visto l’impegno profuso nei confronti della Giunta Sironi. A procedure chiarite, c’era il tempo per organizzarci. “Progetto Verona” si è mosso sul piano del programma, con incontri quasi quotidiani con il candidato Zanotto. I partiti si sono preoccupati. Si è arrivati all’impensabile: Paolo Zanotto ha interrotto il rapporto con “Progetto Verona”. I partiti hanno preso in mano la situazione. E’ facile capire perché è successo. La preparazione alle elezioni è andata avanti bene: non sul programma però, fatto che la Giunta Zanotto ha duramente pagato, ma sulla presentazione del candidato. Domanda: se “Progetto Verona” non si fosse mosso in anticipo, avremmo vinto le elezioni? Credo di no.

Arriviamo all’oggi. Sono stato coinvolto in un gruppo che ha lavorato per un anno sul programma per la Verona che verrà. Il risultato, pur lacunoso, ci pare buono. Negli ultimi mesi abbiamo cercato il possibile candidato (ne abbiamo individuati tre, con attenzione particolare a uno, che consideriamo vincente) e lo abbiamo sottoposto al giudizio di parecchie persone autorevoli della città. La risposta è stata unanime: tutti entusiasti. Nessuna critica, anche da chi non ce l’aspettavamo. Ultimamente abbiamo deciso di incontrare, a uno a uno, esponenti (politici e amministratori) del Partito Democratico, con due scopi: aprire il confronto sul programma (il nostro è già pronto. Aspettiamo altri apporti. Temiamo però che non arrivino) e arrivare quanto prima alla scelta definitiva del candidato sindaco (persona stimata, capace, di dialogo, di convergenza) che sia il garante del programma da costruire e delle forze politiche della coalizione.

La situazione dei partiti è chiara, anche a Verona. Nessun partito tiene. Nel PD la lotta interna  fa sì che il partito rischi di non arrivare al ballottaggio. Presentare un candidato interno significa che metà partito non lo voterebbe, con sconfitta certa. Fare le primarie in queste condizioni sarebbe una conta interna mortale. L’obiettivo invece è non perdere nessuno dei possibili compagni di strada, a partire da quelli che hanno dimostrato capacità e impegno.

A questo punto sono arrivate le proposte (benemerite) di Massignan: una novità che porta vita nuova. Ora le spinte sono due: quella del gruppo di cui faccio parte e quella di Massignan: spinte positive, capaci di farci fare un passo in avanti. Pensiamo a che punto  saremmo oggi se il nostro gruppo e Massignan non avessimo preso le iniziative in atto. Quali sarebbero le prospettive?

Vi ringrazio dell’attenzione
Tito Brunelli