Una lapide e un centro alla memoria non assolvono Verona

Sembra sempre che Verona non voglia crescere. Rifugiandosi in facili autoassoluzioni e in rapide amnesie. Molte persone hanno partecipato ieri sera alla commemorazione laica per Nicola Tommasoli, ma pochi erano i giovani presenti, e non credo di aver visto nemmeno nessuno in rappresentanza delle istituzioni cittadine. Questo è il fatto che più mi ha colpita e che secondo me impone una riflessione. La velocità che caratterizza questi nostri tempi sembra fagocitare tutto, e non lascia spazio alla meditazione necessaria per la lettura delle nostre vite, per la comprensione. Sempre connessi, ma sempre altrove troppo spesso incapaci di essere consapevoli del momento, del qui e ora.

La morte di Nicola è una delle tante ferite ancora aperte della nostra città, una ferita che sanguina ancora e che continuerà a farlo se non recuperiamo quel senso di appartenenza ad comunità reale, che sembra smarrito e che in alcuni casi, più che in altri, si dimostra con la semplice presenza.
Una lapide commemorativa di freddo marmo e un centro civico intitolato alla memoria non possono essere l'unico segno di quanto successo, e soprattutto non assolvono una città.