Tra un inchino e l'altro... non ci resta che studiare

Come ben sapete, la questione dell’affitto del Teatro Romano alla privata marmorea ditta Antolini ha meritato non poche critiche: a quelle, particolarmente incisive, del Prof. Tomaso Montanari, ha risposto il capo ufficio stampa del sindaco Tosi (allegato 1), con motivazioni che paiono francamente risibili, e preoccupanti: peggio la pezza del buco quel suo rifarsi all’esempio maggiore dell’Arena! D’altra parte, è bene che emerga in tutta la sua rozzezza ed evidenza la concezione che lor Signori hanno riguardo ai beni pubblici monumentali: oggetti, contenitori buoni per qualsiasi brodo o granatina ci vogliano dentro cucinare.

Questa mia per dirvi che oggi, martedì, intorno alle 10, avrei dovuto incontrare una giornalista venuta da Padova per conto della Tv La7, trasmissione Tagadà. Ebbene, la giornalista mi ha scritto testualmente, ieri sera, il seguente messaggino «Mi hanno appena disdetto il servizio da Roma… nulla domani… Grazie lo stesso e alla prossima». Le ho risposto che mi dispiaceva molto, e che speravo non fosse intervenuto a fermarci, siccome suole, il capo ufficio stampa del sindaco Tosi.

Ragione in più, questa rinuncia, per essere in tanti, venerdì 30, al presidio indetto dal Comitato “Opera nostra”, contro la decisione di Giunta che premia, privatizzando il pubblico, la «grande azienda del territorio».Ragione in più per mettersi a studiare la storia, davvero intricata, di questo sito, e per capire come a Verona si sia fatta l’invenzione dei luoghi (ma anche delle parole, per fortuna: “arcovolo" nasce da qui, come Varanini insegna). Il mio maestro, grecista sommo, soleva dire che avevano torto Varo e Tucca, quando salvarono l’Eneide, a dispetto del suo autore. Io, assai più modestamente, sono una che ad Andrea Monga, l’inventore del Teatro, gli direi di lasciar perdere (vedi foto).
Studiamo, studiamo: è l’unica arma che ci resta per resistere alle ghiacciaie.

Cristina Stevanoni