Tra il dire e il fare…

La vicenda dell'aumento dei codici bianchi al Pronto Soccorso rappresenta bene come l'applicazione di criteri strettamente economici contrasti con l'erogazione di un servizio che dovrebbe garantire il rispetto di un diritto universale: il diritto alla salute “fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”, come recita l'art. 1 della legge833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.

Da anni il Veneto si dibatte sul come mantenere un Sistema Socio-sanitario di eccellenza, riducendone i costi, divenuti, si dice, ormai insostenibili.
Si parla di razionalizzazioni dei costi, ma si intende riduzione dei servizi.
A furia di “razionalizzazioni” il sistema, però, sta rischiando di scoppiare.

Gli interventi dapprima di cancellazione dei piccoli ospedali sparsi su tutto il territorio veneto perché troppo dispendiosi, poi di progressiva riduzione dei posti letto ospedalieri, si sarebbero dovuti compensare con maggiori servizi sul territorio.
 Il Piano Socio Sanitario Regionale adottato nel 2012 si proponeva di controbilanciare i minori servizi ospedalieri con strutture, cosiddette intermedie, a cui il cittadino/a non abbastanza grave per rivolgersi all'ospedale, avrebbe potuto accedere per risolvere problemi di salute, in particolare negli orari in cui non è disponibile il proprio medico di base.
Queste strutture distribuite sul territorio, unite ad un sistema distrettuale maggiormente efficiente e tempestivo, dovrebbero garantire – nelle previsioni del piano socio-sanitario -la continuità assistenziale, lasciando all'ospedale la cura e l'intervento sulla fase acuta.
La diversa riorganizzazione territoriale dei servizi garantirebbe migliori risposte sanitarie esociali ai cittadini e nessun aumento dei costi, attuando così una vera e propria razionalizzazione.
“Meno ospedale, più territorio” è lo slogan che ha accompagnato il nuovo Piano sociosanitario.
I servizi ospedalieri sono stati ridotti, ma non c'è traccia di continuità assistenziale, strutture territoriali, medicine di gruppo integrate.

Dunque, a chi si deve rivolgere il cittadino colpito da una colica o un dolore al petto, con una ferita o un'ustione, magari poco estesa ma dolorosa?

Non siamo in presenza di razionalizzazioni del Servizio Socio Sanitario, ma di vere e proprie riduzioni di servizi per diminuire i costi, scaricandone le conseguenze sui cittadini, che in questo caso non dovrebbero rivolgersi all'ospedale (come si è sempre fatto), ma che di fatto non hanno una reale alternativa.

Il Piano Socio-sanitario Regionale afferma anche l'importanza dei servizi territoriali e la necessità di dare risposte ai bisogni dei cittadini il più vicino possibile al luogo dove vivono.
In nome di una migliore razionalizzazione, la Regione Veneto sta per adottare provvedimenti che vanno nella direzione opposta.

Le proposte di Ulss uniche provinciali e della cosiddetta Azienda Zero, sono di fatto un accentramento di funzioni e risorse a discapito delle esigenze e delle caratteristiche dei singoli territori e dei loro abitanti.
Un'unica Ulss veronese, per un territorio che si estende da Malcesine a Legnago passando per la Lessinia, sarà in grado di conoscere e rispondere ai bisogni di poco meno di un milione di abitanti?

L'Azienda Zero renderà più efficienti i servizi erogati riducendo i costi di gestione o, piuttosto, non diventerà un vero e proprio sistema di controllo che trasformerà le Aziende locali in soli enti di erogazione?

Il rischio è che l'Azienda Zero diventi una sorte di super ente, a cui andranno anche le funzioni di programmazione, diretto da una sola persona, che risponderà al Presidente della Regione azzerando così assessorati e aziende.
La prevista cancellazione del Direttore dei Servizi Sociali, assorbiti dal Direttore Sanitario, eliminerà la caratterizzazione socio-sanitaria, che ha contribuito a far diventare il sistema veneto l'eccellenza invidiata in molta parte d'Italia.
Il ruolo delle Conferenze dei Sindaci sarà di fatto annullato.

Un Presidente appartenente ad un partito che ha fatto del federalismo la sua bandiera, si appresta a ridisegnare il servizio sanitario regionale – che continua ad affermare essere eccellente – accentrando poteri e competenze e svilendo la partecipazione ed il controllo di territorio e Comuni.
Un bel paradosso!

Verona, 7 ottobre 2015

Michele Corso – Segretario Generale CGIL Verona
Mariapia Mazzasette – Segretaria CGIL Verona Responsabile per il welfare

CGIL
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