Toni Servillo è una superstar

Toni Servillo è una super star. Venerdì 2 giugno, dal palco del Teatro romano ospite della seconda serata del Festival della bellezza, organizzato da Idem, Toni Servillo ha regalato al pubblico due ore di conversazione su teatro, cinema, attore, regista, spettatore, lingua, dialetto.

Nonostante l'intervista condotta da Alessandra Zecchini fosse più orientata ai ruoli cinematografici, che hanno permesso di alternare il dialogo a spezzoni video, è il ruolo dell'attore che con grande professionalità Toni Servillo ha raccontato in tutte (o quasi) le sue sfaccettature. Diverso è essere davanti ad una macchina da presa, diverso a seconda del regista cui l'attore si affida (e di cui si fida) diverso ancora essere sul palcoscenico di un teatro in cui nonostante le decine, centinaia di repliche ogni volta l'attore instaura un rapporto diverso con lo spettatore.

Servillo, un uomo di teatro prestato al cinema, si dichiara intimidito dal teatro romano tutto esaurito: il pubblico, dice, ha una grande responsabilità nella vita dell'attore. A teatro si crea una relazione intima tra chi sta sul palco e chi è spettatore: si vive un'esperienza insieme, nello stesso momento. L'attore sente il pubblico, il pubblico deve sentire l'attore. Il testo è solo in apparenza sempre quello: in realtà ogni volta è diverso, ogni volta è un debutto in un nuovo contesto sociale. Questo è il motivo per cui i classici diventano immortali: non smettono mai di riguardarci.

L'attore deve essere portatore di pensieri, di riflessioni: "preferisco i personaggi che fanno pensare, non escludendo che possano al contempo anche far divertire".
Si parla anche di Napoli: "Napoli è come il Bosforo, è lì che comincia l'Oriente".
Con uno sguardo su Napoli si conclude la serata e con un consiglio di lettura: Ferito a morte di Raffaele La Capria, "un libro straordinario", parola di Toni Servillo (e anche mia).

Roberta Camerlengo