Tener-a-mente: Colin Stetson, Anfiteatro del Vittoriale

La seconda delle tre serate off del Vittoriale è dedicata al talentuoso e acclamato sassofonista Colin Stetson, che con tre album solisti all’attivo (la stupenda trilogia New History Warfare, per cui si parla di terrorismo sonoro..)  e diverse collaborazioni con il gotha della scena rock internazionale ( Tom Waits, Arcade Fire..)  si sta imponendo come una delle promesse del jazz innovativo, capace di fondere stili e generi diversi senza perdere di vista la ricerca sul suono e sulla/e musica/musiche.

Abbiamo detto scena “off” all’inizio. Il festival Tener-a-mente infatti, nella parole della sua direttrice Viola Costa, quest’anno ha voluto dedicare tre serate a tre musicisti sperimentali, che hanno imperniato la propria carriera sulla ricerca e su percorsi che definiremmo d’avanguardia. Una scelta che, in tempi di crisi in cui si evitano scelte “coraggiose” tenendo gli occhi più sul portafogli che sulla qualità, a maggior ragione merita il nostro plauso più sincero.

Colin Stetson applica alle sue composizioni la tecnica della respirazione circolare, tecnica di derivazione orientale e sviluppata già dalla fine degli anni Sessanta da musicisti quali l’inglese John Surman, che permette di creare un flusso continuo del suono e sdoppiare la vibrazione in due canali distinti. Il musicista crea in questo modo una base musicale complessa che di solito sugli strumenti a fiato richiede la compresenza di più musicisti sul palco.

Appena sale sul palco, in quella parte del Vittoriale che Gabriele D’Annunzio chiamava lo Schifamondo e che in origine era il suo cinema privato, il nostro imbraccia prima il sax tenore – il baritono farà bella mostra di sé nei brani successivi – per eseguire ii brani più creativi del suo repertorio – To see More Light, A Dream Of Water, High Above a Grey Green Sea, Judges – e mettendo in luce la tecnica di altissimo livello, che gli permette di creare ineffabili strati sonori che portano il pubblico in uno stato di trance sospesa, su cui innestare registri che si uniscono o creano contrasti sonori dissonanti, un caleidoscopio di timbri e sonorità esplorate in ogni angolo – anche fisico – dello strumento. Possiamo parlare di “calore freddo” per definire il giovane sassofonista, una fiamma al calore bianco che ipnotizza gli ascoltatori e accende la temperatura dell’ anima. Un’ora di intensissima tecnica e feeling, in cui l’intimità fra il musicista e pubblico è totale e sancita dallo scrosciante applauso a fine concerto. La serata si chiude con il rientro di Stetson sul palco che saluta il pubblico un emozionante encore, dimostrando – se mai ce ne fosse bisogno – che la buona musica è fatta di tecnica, passione ed emozione.

Massimiliano Venturini