Tener-a-mente: Bobo Stenson, Anfiteatro del Vittoriale

Manfred Eicher, nel descrivere la propria estetica musicale, ha detto che la sua idea di suono è una stanza in penombra, arredata in modo antico, in cui la luce filtra lieve e impalpabile da pesanti tendaggi, creando un effetto di sospensione del tempo. E se pensiamo al pianismo di Bobo Stenson, uno dei musicisti simbolo della scuderia eicheriana , ci sovvengono paesaggi diafani  e malinconici, di una notturna solitudine. Per noi che abbiamo avuto il piacere di ascoltare il Maestro in solo per la terza serata off del Vittoriale – direi che più di una sorpresa ci è stata riservata dal musicista svedese.

Parlare di serata off in questo caso ci sembra quasi un ossimoro: un nome così blasonato – direte voi – cosa può avere ormai di innovativo, quale iconoclastia ci possiamo trovare, noi ghiotti di avanguardia e dintorni?

Nell’auditorium – ricavato dal cinema privato che il poeta Gabriele D’Annunzio aveva fatto costruire e allestire nella sua dimora – museo, il grancoda Steinway& Sons riempie maestoso il palcoscenico. Bobo Stenson sale e saluta il suo pubblico, già concentrato e attento. Inizia con un tradizionale folk svedese e…  iniziano le sorprese. Messi al bando suoni languorosi e il lunare, rarefatto scintillio marchio di fabbrica della label tedesca, il pianista sfrutta il controllo del suono che la meccanica dello Steinway gli consente, riportando sfumature romantiche (nel senso storico del termine) su accordi novecenteschi, miscelando con abilità la passione che lo ha portato negli anni 60 a suonare con mostri sacri come Don Cherry, Sonny Rollins, Stan Getz, alla raffinatezza mai fine a se stessa – un’autenticità che è appannaggio dei veri grandi.

Novanta minuti che scivolano, densi e leggeri, sui tasti del pianoforte, fra riletture in solo e improvvisazioni, con un gusto per la melodia mai banale o già dato che incanta il pubblico e gli spettatori più esigenti – quorum ego, lo ammetto – e con un senso del lirismo e della cantabilità che, come una perla, deve essere ricercata nelle profondità (armoniche) delle composizioni.

Provocatoriamente più sopra ci chiedevamo il senso del termine off applicato ad un musicista nome di punta del catalogo ECM: nei fatti, un grande musicista sfugge con il proprio talento alla gabbia delle definizioni e non smette mai di dire cose in virtù delle quali gente come me riesce a dire parole.

Grazie Mr Stenson.

Massimiliano Venturini