Stefano Benni tra se stesso e Edgar Allan Poe

Reduce da un tour in Austria, che l'ha visto proporre con grandissimo successo il suo reading L'abisso non ha comodi gradini a Vienna e Salisburgo, Stefano Benni ieri sera (9 maggio) è salito sul palco del Teatro Filarmonico per incontrare il pubblico veronese.

Per la data conclusiva della rassegna invernale di Idem, il poliedrico Benni ha interpretato tre racconti tratti dalla sua ultima raccolta Cari mostri e dalle antologie di Edgar Allan Poe, cui è dedicato il reading teatrale.

Nelle diverse occasioni in cui ha presentato il suo omaggio a Poe, l'autore bolognese ha offerto agli ascoltatori combinazioni sempre diverse di racconti, scegliendo nella vastissima produzione dello scrittore statunitense, mantenendo pur sempre un filo conduttore: la paura, o le paure, quelle piccole e quelle grandi.

“Diciamo che noi vediamo spesso cose che ci turbano e terrorizzano, e pensiamo che siano nate all'improvviso nella nostra mente... ma non è così... abbiamo paura perché le abbiamo viste prima, le conoscevamo già” (da Cari mostri)

Ad accompagnare ieri sera la suggestiva lettura di L'uomo dei quadri (Benni), Il barile di amontillado (Poe) e Cuore rivelatore (Poe) il violoncello di Riviera Lazeri e il pianoforte di Umberto Petrin.

Il prossimo appuntamento organizzato da Idem è con Francesco de Gregori, che il 3 giugno inaugurerà con il concerto “Amore e furto” il Festival della bellezza, giunto alla sua terza edizione, più ricco che mai.

Roberta Camerlengo