Sogno di un uomo ridicolo, Francesco Laruffa rivisita Dostoevskij

Giovedì 31 marzo ore 20.45 a Verona, Teatro Camploy, per la rassegna L'Altro Teatro, il Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio presenta Sogno di un uomo ridicolo, tratto dal racconto di Fëdor Dostoevskij, diretto e interpretato da Francesco Laruffa. Il protagonista è un tipico personaggio dello scrittore russo, un "umiliato e offeso", che si addormenta la notte in cui decide di uccidersi, “sogna” il proprio suicidio e, dopo la morte, un'altra vita su un pianeta identico al nostro, una sorta di Eden in cui gli uomini vivono in un'armonia assoluta. In sogno accadrà qualcosa che, una volta sveglio, cambierà la sua esistenza.
In questa lucida e possente parabola, Dostoevskij affida alle parole dell’ “uomo ridicolo” l’indagine sulla natura dell’uomo e la ricerca della felicità.

La fuga dal mondo che lo disprezza e lo deride (e che lui stesso odia perché non può fare a meno di essergli visceralmente legato) è il pretesto per cercare il suicidio. Assorto nei suoi pensieri, però, si addormenta e sogna di morire e appunto rinascere in un Eden in versione terrena, dove regnano una bellezza e un’armonia che sulla Terra sono solo un labile ricordo della primissima infanzia. Ma l’uomo nuovo arrivato in questo mondo senza tempo è il seme della corruzione, che innalza la sofferenza al ruolo di unica essenza della vita. Amore con odio sembra un binomio imprescindibile. E, sulla strada del riscatto, l’Uomo ridicolo si sveglia dal suo sogno utopico, che in un tempo imprecisabile come quello del sogno, dove i giorni possono durare un secondo, è diventato un incubo. Unica speranza: la predicazione della redenzione. O è solo un altro delirio? Un racconto attuale che ricorda le molte storie che in tempi diversi hanno scritto la grande vicenda della nostra realtà, in cui l’armonia non può sopravvivere se non nel rimpianto della sua perdita e nel sogno della sua riconquista.

Scrive Laruffa nelle note di regia: “Quando lessi il racconto, fui folgorato dalla lucidità introspettiva dell'analisi di Dostoevskij sulla natura dell'uomo e sulla sua inevitabile discesa verso il male, una lucidità però niente affatto fredda, ma al contrario palpitante, tempestosa, emotiva, trasudante un impeto e una partecipazione che ritroviamo nei suoi romanzi maggiori. Dalla natura duplice dell'Uomo ridicolo, in cui si intrecciano accavallandosi bene e male, Dostoevskij fa emergere il suo straziante amore nei confronti della fragilità e della debolezza dell'essere umano. Ma l'Uomo ridicolo è tale anche per la sua disperata illusione di poter andare a raccontare, a "predicare" ciò che ha visto nel sogno e cioè la salvezza dell'Umanità che passa attraverso la sua dannazione. Sono partito da un'immagine: questa immagine volevo che rappresentasse una costrizione, un'impossibilità. L'ho realizzata legando il protagonista a una sorta di lapide/sudario per tutta la durata dello spettacolo e scegliendo un repertorio musicale e sonoro che accrescesse il senso di questa struggente solitudine. Allora, la bianca lapide/sudario che spicca nel buio, dalla quale l'Uomo ridicolo, legato, costretto, fa uscire il suo fiume di parole, diventa un luogo ancestrale, immutabile, metafora dei limiti della condizione umana”.

Info 045 8031321 - 346 6319280 - www.teatroscientifico.com