Scompare Oliviero Beha: la “libertà è un lusso di pochi”

Sabato 13 maggio è morto Oliviero Beha, così lo ricorda Cristina Stevanoni.

Ieri sera è morto, improvvisamente, il giornalista Oliviero Beha. La notizia mi addolora. L’ho sempre seguito, Beha, in questi anni, perché mi piacevano il suo modo di essere e di scrivere, la vastità dei suoi interessi. Quel suo parlare franco, ma non banale, sempre rivolto alle zone aeree, con certe volute creative, mai ridondanti. Beha l’allegorico, si capiva che viveva in una sua orbita speciale, e che da lì cercava di arpionare il peggio, e di trarre in salvo i malcapitati. Uno Zorro.

Non so come arrivammo a lui, noi del rigorosamente spontaneo "Comitato Passalacqua e Santa Marta per Verona". Fatto sta che il 12 gennaio, e poi ancora il 17 febbraio del 2000, Oliviero Beha dedicò una puntata della sua trasmissione civile, “Radio a colori”, proprio all'impegno delle cittadine e dei cittadini, che volevano sottrarre quell’area alla Nato e a un suo importante comando. Furono chiamati a partecipare anche l’allora Sindaca, Michela Sironi, e il generale Carlucci (si diceva fosse il padre delle più famose). Quest’ultimo venne anche alla Facoltà di Giurisprudenza, anni dopo, per un convegno. Mi presentai, e gli ricordai di quel nostro intenso confronto radiofonico. «Ah, ma allora lei esiste davvero! mi disse». Forse, essendo i militari abituati a mentire (così dicevano all’epoca gli antimilitaristi), gli era sembrato che la trasmissione fosse truccata. In realtà, era stata preparata molto bene, niente di più. Posso testimoniare d' avere ricevuto telefonate propedeutiche, dalla Segreteria di Beha, anche nei giorni di festa, fra Natale e Capodanno. Magari, se la riverso, posso mettere in Rete almeno una parte della registrazione. Altri tempi.
Cristina Stevanoni

P.S. prima che sia troppo tardi: qualcun* voglia gettare un’occhiata allo scempio che si sta consumando entro quelle mura, e con buona pace di (quasi) tutti.