Sarà un caso? Dall' inquinamento da PFAS al traforo delle Torricelle

Indagini sull’inquinamento dell’acqua da PFAS e sull’impatto ambientale del traforo delle Torricelle. Risultati opinabili e sospetti. In entrambi i casi compare la dottoressa Loredana Musmeci, coordinatrice scientifica del gruppo di esperti dell’Istituto Superiore della Sanità. Sarà un caso? A chiederselo è Giorgio Massignan dell'Osservatorio territoriale VeronaPolis.

Oggi su Il Fatto Quotidiano: “L’indagine sull’emergenza ambientale e sanitaria per le sostanze perfluoro-alchiliche, che hanno contaminato l’acqua delle province di Verona, Vicenza e Padova e il sangue di più di 60 mila veneti, è finita nell’archivio della procura scaligera il 25 luglio 2014 senza l’individuazione di un solo indagato. Era nata da un’informativa dell’Arpav che indicava come fonte di inquinamento la ditta Miteni. Ma il lavoro degli inquirenti si è limitato all’acquisizione di due pareri precedentemente espressi dall’Istituto superiore di sanità.”

I pareri furono redatti dalla dottoressa Musmeci, coordinatrice scientifica del gruppo di esperti dell’Istituto Superiore della Sanità, che ritroviamo anche nel novembre 2010 per lo studio sull’impatto sanitario e ambientale del Traforo delle Torricelle.

La seconda Commissione bicamerale sui rifiuti, presieduta da Alessandro Bratti, nella proposta di relazione sul Veneto, ha denunciato “gravi perplessità”  sull’archiviazione dell’inchiesta sul maxi inquinamento da Pfas. La stessa commissione rileva che l’Arpav aveva chiaramente denunciato   che “l’incidenza della contaminazione (…) è prevalentemente dovuta alla rilevante presenza di sostanze perfluoro-alchiliche nello scarico industriale della Miteni Spa”. L’Arpav consigliava di disporre “accertamenti tecnici peritali” per comprovare “l’origine e l’evoluzione nel tempo della contaminazione” per “acquisire elementi a sostegno dell’ipotesi di reato di adulterazione e avvelenamento colposo delle acque”

I carabinieri del NAS di Padova, che  erano stati incaricati di effettuare le indagini, si limitarono all’acquisizione di due pareri espressi precedentemente dall’Istituto Superiore di Sanità.

Nel primo documento, che data  giugno 2013, il direttore del dipartimento di Ambiente e prevenzione primaria, dottoressa Loredana Musmeci, incaricata di dare un parere  sulla pericolosità dei composti perfluoro-alchilici, dichiara che “non è configurato, allo stato, un rischio immediato per la popolazione esposta”, e conclude raccomandando: “corretti sistemi di comunicazione con cittadini, opinione pubblica e media” perché le misure di prevenzione “potrebbero essere percepite, invece, come azioni di risposta a un reale pericolo concreto per la salute pubblica già da tempo in essere”.

Nel secondo documento del gennaio del 2014, sempre la dottoressa Musmeci, tranquillizza gli abitanti delle zone interessate dall’inquinamento da Pfas, affermando che la qualità delle acque destinate al consumo umano, hanno “un valore provvisorio tossicologicamente accettabile”.

Così è finita in archivio l’inchiesta su una delle più estese contaminazioni dell’ambiente e della popolazione nel nord Italia.

Ritroviamo la dottoressa Musmeci in un altro caso che riguarda le nostre zone, ed esattamente durante la progettazione del traforo delle Torricelle.

Il sindaco Tosi incaricò L’Istituto Superiore della Sanità, nella persona della dottoressa Musmeci, coadiuvata da una commissione di esperti, di indagare sul possibile inquinamento atmosferico che il flusso di traffico attirato dal traforo avrebbe potuto causare.

Una delegazione del comitato antitraforo, composta dal professor Dal Negro, dall’avvocato Trentini e di chi scrive, fu ricevuta dalla commissione presieduta dalla dottoressa Musmeci. Ognuno di noi tre espose una relazione che lasciammo alla commissione, ma la sensazione che provammo fu molto negativa, ci rendemmo conto che tutto era già stato deciso, a prescindere da quello che avremmo potuto dire. E infatti così fu. Per la dottoressa Musmeci, coordinatrice scientifica del gruppo di esperti dell’Istituto Superiore della Sanità, il traforo avrebbe portato grandi benefici alle zone meridionali della città, diminuendone il traffico; mentre per quelle a nord la situazione dell’aria sarebbe sensibilmente peggiorata. Concludeva affermando che nelle zone a sud si trovano i quartieri più popolati e quindi i leggeri svantaggi a nord sarebbero stati ampliamente compensati con i grandi vantaggi a sud. Quindi, avanti con i lavori. 

Si ebbe l’impressione che l’ISIS avesse il compito di avvalorare scelte già compiute.  

Va anche ricordato che la commissione ha lavorato su dati disomogenei tra loro. Per i quartieri meridionali avevano preso in considerazione i dati nelle ore di punta del traffico, mentre per le zone settentrionali avevano utilizzato le medie giornaliere.

Concludendo, come diceva un noto politico del passato, a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Giorgio Massignan
VeronaPolis