Sangue e Arena

Il Consiglio di Indirizzo di Fondazione Arena ha deciso di inviare lettera al ministro Franceschini con la richiesta di mettere in liquidazione coatta la Fondazione.

Era tutto già scritto, mancava solo il pretesto. I lavoratori lo hanno fornito su un vassoio d’argento e gli avvoltoi si sono subito alzati in volo. La notizia della decisione del Consiglio di Indirizzo è arrivata nei nostri studi ieri sera in conclusione di una diretta radio dedicata proprio a Fondazione Arena. In quel momento eravamo al telefono con Dario Carbone della Fials, mentre in studio erano presenti Paolo Seghi della Flc-Cgil e Ivano Zampolli della UilCom-Uil. Nello studio si è alzata immediatamente la tensione ed i cellulari hanno cominciato a farsi sentire. Delusione e rabbia. Lavori di mesi mandati in fumo in un istante.

Liquidazione coatta e decisioni sciagurate dei dipendenti, questo è il succo del discorso pronunciato dal sindaco di fronte ai giornalisti.

Tradotto il tutto in soldoni significa togliersi dai piedi la Fondazione e, come ribadisce sempre Flavio Tosi, affidare ad un altro soggetto la gestione della stagione lirica entrante.

Ora si comprendono ancora meglio tutti i proclami precedenti, gli ultimatum lanciati ancora prima che iniziassero trattative sindacali ed i movimenti di singoli cittadini per ottenere la privatizzazione del marchio Arena.

Dipendenti e cittadini trattati come sudditi. Sono loro i cattivi, quelli che non ci stanno, quelli che devono pagare con la testa china e senza fiatare.

Le ipotesi sul tavolo erano due. L’altra avrebbe preteso energie e umiltà per proseguire le trattative con le parti sindacali, nessuna esclusa, che anche ieri ai nostri microfoni avevano ribadito la disponibilità a voler proseguire il confronto per arrivare ad un accordo che fosse soddisfacente per tutte le parti.

Per fare questo ci sarebbe stato tutto il tempo. Il termine ultimo, infatti era il 30 giugno, data ultima entro la quale firmare l’accordo.

Io credo che non si sia voluto far questo anche perché Fondazione Arena avrebbe dovuto mettere nero su bianco impegni concreti, progetti industriali e conti economici che probabilmente non era in grado di esibire e che, come suggerisce qualcuno, avrebbe fatto scoprire che il buco in bilancio sarebbe stato più vicino ai 40 milioni che ai 30 milioni di euro raccontati in questi mesi.

In ballo c’è una torta di 500 milioni di euro e non vale la pena lasciarle alla mala gestione del pubblico, meglio metterla in sicurezza, magari tra le fatate mani dei privati. Però i privati non vogliono accollarsi debiti pregressi. Et voilà, i giochi sono fatti.

Ora, se la Politica di questa città, pensa ancora di avere un “ruolo grande” da assolvere è il momento di battere un colpo. Ora o mai più.

Anche i cittadini e le cittadine veronesi devono darsi una mossa. Non me ne vogliano i bravissimi esponenti  di “Opera Nostra” e “Arena Bene Comune” ma il loro faticosissimo ed appassionato lavoro ha portato a casa alcune migliaia di firme, poche per far davvero massa critica, come pure poche sono sempre state le persone scese in piazza a sostegno dei lavoratori di Fondazione Arena.