Rufus Wainwright @ Teatro Grande (Brescia) - 4 Aprile 2014

RUFUS WAINWRIGHT - VIBRATE: THE BEST OF Tour 2014
Venerdì 4 Aprile 2014 @ Teatro Grande - Brescia
Recensione a cura di Giulia

Un magnifico pianoforte a coda posto al centro del palcoscenico ed una chitarra acustica: tanto è bastato per colmare di note il Teatro Grande di Brescia. A completare l’opera, lo strumento principale: la splendida voce di Rufus Wainwright.

Il talentuoso songwriter canadese porta in Italia il suo “Vibrate: The Best Of”.
Un album, che nella versione deluxe, (o come Rufus la definisce ‘’For special people’’) si compone di due Cd, per un totale di 34 tracce, che ripercorrono la carriera dell’artista, con brani live, ‘’Chic and pointless’’ e ‘’WWIII’’ (co-firmata da Guy Chambers) che compaiono per la prima volta su un album ufficiale, l’inedito ‘’Me and Liza’’, una selezione delle sue canzoni più belle, sino alle sue splendide reinterpretazioni, da una toccante "Hallelujah" di Leonard Cohen, resa celebre dall’indimenticabile cantautore americano Jeff Buckley, o ancora ‘’Across the universe’’, tra i testi più poetici mai usciti dalla penna di John Lennon.

E proprio questo percorso sonoro ha preso vita e forma Venerdì 4 Aprile all’interno del magnifico Teatro Grande di Brescia. Una location suggestiva ed importante che apre le sue porte, come già accaduto lo scorso Gennaio con Anna Calvi, alla grande musica pop internazionale.

Lucy Wainwright Roche apre la serata. Figlia di Loudon Wainwright III, oltre alla paternità illustre, condivide con Rufus la passione per la musica ed innate doti vocali. Una ragazzotta di New York che con naturalezza e simpatia accoglie il pubblico del Grande, senza nascondere la giusta dose di emozione. Propone le sue tracce e si rivolge in più occasioni alla platea. Racconta essere la sua prima esibizione in Italia, di aver mangiato troppo ed in varie occasione durante lo show, (la vedremo infatti in diversi momenti successivi tornare sul palco a fianco del fratello), incoraggia il pubblico a rivolgerle qualche domanda. Nel suo primo set viene inserita la prima cover della serata: ‘’Hungry Heart’’ di Bruce Springsteen, riproposta da Lucy chitarra e voce; timidamente ai cori: gli spettatori del Grande.

Dopo quindici minuti di pausa, finalmente, è la volta di Rufus Wainwright. Da solo sul palco, si destreggerà per tutta la durata dello spettacolo tra pianoforte e chitarra acustica, sorretto dalla profonda bellezza dei suoi testi e dalla sua incantevole voce. Il risultato è uno spettacolo intimo, a tratti sinceramente commuovente, sensazioni amplificate proprio da questa dimensione minimale, e complice sicuramente l’atmosfera che solo un teatro riesce a regalare. Dimensione che si spezza in alcuni frangenti durante i quali Lucy Wainwright torna in scena per qualche duetto. C’è persino lo spazio per un suo travestimento da un’improbabile Liza Minnelli, spunto per proporre la nuova ‘’Me And Liza’’, un altrettanto improbabile siparietto tra i due in un italiano stentato, l’incursione di una caricatura di Rocky Balboa e il lancio di qualche coriandolo. Eccezion fatta per questi passaggi più movimentati e goliardici, Rufus Wainwright si prende il tempo di chiacchierare con il pubblico, racconta dell’ultimo “Vibrate: The Best Of” e dei nuovi progetti. Tra questi ricorda in particolare la sua campagna di raccolta fondi promossa via PledgeMusic che si pone l’ambizioso obiettivo di finanziare le registrazioni della sua  ‘’Prima Donna’’, opera con la quale ha debuttato nel 2009. (Qui tutte le informazioni : http://www.pledgemusic.com/projects/primadonna ).
Toccante e spezza-cuore la sua ‘’Going to a town’’, traccia verso cui lo stesso si dichiara profondamente legato, una canzone a cui deve molto e che ancora oggi (uscì nel 2007 all’interno del suo “Release the Stars”) rappresenta un momento fondamentale della sua produzione. Parla anche della sua discussa "Gay Messiah" (Want Two / 2004) e la aggettiva in italiano, prima di farla ascoltare, come ‘’scandalosa’’, strizzando chiaramente l’occhiolino ai nostro-malgrado-nostri papaboys e a quanti hanno ritenuto opportuno polemizzare sulla presenza all’ultima edizione del Festival di San Remo dell’artista, dichiaratamente omossessuale e da sempre schierato per i diritti dei gay. ‘’Better pray for your sins, Better pray for your sins, ‘Cuz the gay messiah’s coming’’. Sarebbe bastato un ascolto meno ottuso per coglierne la metafora di fondo, l’auspicio di una società civile evoluta in cui gli orientamenti sessuali non costituiscano discriminante alcuna. Non è mancata “Cigarettes and chocolate milk”, inno alle dipendenze sottili e alle compulsioni quotidiane che ci attanagliano, sino alla sua sempre toccante versione di "Hallelujah".

Un concerto inteso, dai toni eleganti e raffinati, che lascia la consapevolezza mista ad una grande soddisfazione, di aver potuto ascoltare dal vivo un artista notevolissimo. Uno show che ha ripercorso i momenti cardine della sua carriera, iniziata discograficamente nel 1998 con il primo disco omonimo, ramificatasi negli anni sino a toccare l’opera, il teatro, il cinema, forte delle sue doti compositive oltre che vocali, e forse, chissà, dell’aria ‘’buona’’, culturalmente e musicalmente parlando, che sin da bambino deve aver avuto la fortuna di respirare sotto il nome ‘’Wainwright’’.