Ritorna il Grande Teatro

Da martedì 4 a venerdì 14 ottobre (esclusa domenica 9) sarà possibile rinnovare gli abbonamenti al Grande Teatro presso la biglietteria di Palazzo Barbieri, angolo via Leoncino 61, tel. 0458066485-8066488, dalle ore 16 alle 19.30. Molte le novità per la trentunesima edizione del GRANDE TEATRO – manifestazione organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale con Unicredit come main partner – che propone un cartellone di altissimo livello contraddistinto da autori particolari e da interpreti di straordinario talento.

Inaugura la rassegna invernale di prosa, dall’8 al 13 novembre, una produzione del Teatro Stabile del Veneto e del Teatro Stabile di Torino: Smith & Wesson di Alessandro Baricco, autore che non scrive testi per il teatro, bensì spettacoli che a volte si trasformano in qualcos’altro: come è accaduto con Novecento. Smith & Wesson non è il nome di una pistola, è quello di una coppia sgangherata: un meteorologo (Natalino Balasso) e un pescatore (Fausto Russo Alesi). In un mondo popolato da truffatori e falliti, i due vengono avvicinati da una giornalista alla ricerca di una storia memorabile. La troverà, straordinaria come quella di T.D. Lemon Novecento, non a caso portata in scena sempre da Gabriele Vacis.

Dopo Baricco un altro autore italiano prestato al teatro: Gianfranco Bettin che con la sua scrittura tagliente affianca Marco Paolini nel nuovo lavoro dell’attore bellunese: Studio per un nuovo album - Numero primo in scena dal 13 al 18 dicembre prodotto da Jolefilm. Insieme raccontano la storia di un futuro probabile, fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme come le carte di un mazzo prima di giocare. Al più noto e apprezzato esponente del teatro di narrazione italiano il compito di rendere credibili sulla scena cose oggi ancora inverosimili ma possibili domani.

Gli altri sei titoli vedono in scena attori davvero straordinari che con il loro talento hanno fatto la storia del teatro italiano. Figurano infatti nello stesso cartellone contemporaneamente Glauco Mauri, Gabriele Lavia, Eros Pagni e Umberto Orsini con, accanto a loro, i più giovani Elio De Capitani, Massimo Popolizio e Luca Lazzareschi. L’occasione è unica per confrontare interpretazioni e approcci ai testi da parte di artisti che, con la loro concezione del teatro, hanno accompagnato generazioni intere di spettatori, emozionandoli, commuovendoli, coinvolgendoli nel piacere di sentire recitare un “maestro” nel vero senso della parola.

Torna a Verona (col terzo spettacolo in programma dal 17 al 22 gennaio) anche la tragedia classica con Edipo (Edipo re / Edipo a Colono), progetto fortemente voluto da Glauco Mauri. Accanto a lui il giovane e talentuoso regista Andrea Baracco e lo storico compagno di viaggio Roberto Sturno. Lo spettacolo è incentrato su due capolavori di Sofocle: Edipo Re e Edipo a Colono. Due opere fondamentali nella storia del teatro, per gli interrogativi che pongono alla mente e per la ricchezza di umanità che contengono. Uno stimolo per il pubblico di oggi, a trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento necessario per immaginare il nostro futuro. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno e dal Teatro della Toscana.

In occasione delle celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare, Luca De Fusco firma Macbeth, uno dei supremi capolavori del Bardo in programma dal 31 gennaio al 5 febbraio. Il testo narra la vicenda del vassallo di re Duncan di Scozia che, divorato dall’ambizione e dalla brama di potere, porta a compimento il regicidio per salire al trono. L’interpretazione di Luca Lazzareschi domina un allestimento che viaggia sul confine tra teatro e video, citando il cinema di Stanley Kubrick e la pittura di Salvador Dalí. Lady Macbeth è Gaia Aprea. Coproduttori dello spettacolo il Teatro Stabile di Napoli, il Teatro Stabile di Catania Fondazione Campania dei Festival e Napoli Teatro Festival Italia.

Dopo le prime quattro rappresentazioni, grande spazio viene riservato al 900 nella seconda parte della rassegna che propone tre autori simbolo del secolo scorso: Arthur Miller, Luigi Pirandello e Thomas Bernhard. Di Arthur Miller il quinto spettacolo in programma dal 21 al 26 febbraio: Morte di un commesso viaggiatore, la sua opera più conosciuta e rappresentata al mondo. Il celebre dramma sarà proposto dal Teatro Elfo Puccini in un’appassionata versione diretta e interpretata da Elio De Capitani assieme all’affiatatissimo gruppo di attori del Teatro dell’Elfo. Un classico degli anni Cinquanta, che parla del nostro presente raccontando l'ultimo giorno di vita di Willy Loman, commesso viaggiatore pronto a tutto per vendere e per vendersi. In un andare e venire fra realtà e sogno, in cui si mescolano armoniosamente il piano del presente e quello del passato, prende forma uno spettacolo commovente, profondo e umanissimo.

Dal 7 al 12 marzo sarà in scena L’uomo dal fiore in bocca, capolavoro del teatro pirandelliano che Gabriele Lavia dirige e interpreta con precisione chirurgica. In questa messa in scena, il breve atto unico è stato integrato da brani di novelle che affrontano il tema del rapporto tormentato tra marito e moglie, visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi estremamente contemporanei. L’allestimento è della Fondazione Teatro della Toscana. Il più grande attore tedesco del dopoguerra, Minetti, dà il proprio nome alla commedia dell’austriaco Thomas Bernhard, qui diretta da Marco Sciaccaluga, in programma dal 14 al 19 marzo. Nella notte di Capodanno, in attesa di chi gli ha offerto di ritornare sulla scena nel ruolo di Re Lear, il protagonista s’interroga sull’arte dell’attore come riflesso di un mondo grottesco, assediato da una metaforica tempesta di neve. È il ritratto di un artista da vecchio reso alla perfezione da Eros Pagni. Tra il comico e il tragico, la realtà s’intreccia alla trasfigurazione poetica. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Genova.

A firma di Miller anche lo spettacolo che chiude la rassegna dal 28 marzo al 2 aprile: Il prezzo (The Price) opera di Miller meno nota, almeno in Italia: un testo che indaga il rapporto tra responsabilità individuale e collettiva alla luce degli effetti della crisi del '29 sulla società americana. A incarnare questa dicotomia una famiglia borghese dilaniata da contrasti interni tenuti ovviamente nascosti per salvaguardare le apparenze. Umberto Orsini e Massimo Popolizio mettono il loro sconfinato talento al servizio di questo dramma avvincente e ironico – proposto dalla Compagnia Umberto Orsini – che ha il sapore della riscoperta.