Rischio di procedura d’infrazione per l’Italia. Il continuo boicottaggio delle imprese

Mentre la politica continua a litigare, l’Italia rischia la procedura d’infrazione per i tempi troppo lunghi nei quali vengono effettuati i rimborsi IVA alle imprese. Questo il motivo per il quale la Commissione Europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione nei nostri confronti.
La decisione dovrebbe essere formalizzata nella riunione dell’esecutivo comunitario di domani, ed essere resa nota giovedì 26 settembre.
La notizia si commenta da sola. Si parla costantemente di ridare vita all’economia, ma quello che necessita è una vera e propria rianimazione. Teoricamente i rimborsi IVA potrebbero dare un po’ di ossigeno alle imprese che ne hanno diritto... ma vi sembra ragionevole stabilire i termini di questo rimborso in quattro anni? Questo è ovviamente il termine massimo fissato dall’amministrazione italiana, e comunque sia la Corte di giustizia Ue lo ritiene “irragionevolmente eccessivo”.

Che dire poi dei  ritardi dei pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni? La Direttiva 2011/7/Ue che ha fissato i termini di pagamento entro i 60 giorni è largamente disattesa, si registrano ritardi fino a 235 giorni.
E sono 88% delle imprese a lamentare questi ritardi, non si tratta di casi sporadici, ma della maggioranza. La causa principale di ritardo nei pagamenti è rappresentata dal Patto di stabilità interno.

E le imprese? Le imprese, quando riescono  a non chiudere, per far fronte alla mancanza di liquidità provocata dai ritardi, ricorrono a strumenti finanziari, come le anticipazioni e naturalmente riducono anche gli investimenti. 
La certificazione dei crediti, che dovrebbe consentire alle imprese di effettuare operazioni di smobilizzo in banca e di compensare i crediti con i debiti fiscali, è un’utopia, pensiamo ai 4 anni necessari ad esempio per i rimborsi IVA, e  non ci sono sanzioni per eventuali ritardi dell’Amministrazione.

Non sono un economista e certo la situazione è molto complessa, ma questi sono punti importanti per la ripresa economica e più che operazioni di salvataggio, quelle che nei fatti sono messe in pratica sembrano vere e proprie azioni di boicottaggi.

Noi intanto però continuiamo a litigare e farci tirare le orecchie da Napolitano come scolaretti negligenti.