Recensione di Morte di un commesso viaggiatore in scena al Nuovo di Verona

Ieri sera ha debuttato al Teatro Nuovo di Verona, per la rassegna Il Grande Teatro, Morte di un commesso viaggiatore il capolavoro di Arthur Miller firmato da Elio De Capitani nella traduzione di Masolino d'Amico.

Nelle note di regia dello spettacolo possiamo leggere: «Noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere ha scritto Kurt Vonnegut in Madre notte. [...] Pensavo che il tema di Morte di un commesso viaggiatore fosse la menzogna e invece è l’apparenza, quel “far finta” che non è altro che la perenne costruzione di noi stessi per come vogliamo apparire. [...] Sognare, far finta, simulare, immaginare: sono verbi che si declinano sia sul fronte della menzogna che su quello del progetto. Non è dunque lì il nodo? L’uomo ha bisogno di simulazione e al tempo stesso può rimanerne schiavo».

E Willy Loman ne rimane schiavo scendendo al gradino più dolorosamente ristretto dell’orizzonte della menzogna. Lo fa per sopravvivere in mondo che cambia e lo esclude. E così Willy mette da parte il mondo, lo ignora, e se ne inventa un altro. Al suo fianco Linda, il suo punto di riferimento, vittima e complice. Linda che non ha alternativa, perché quell’uomo lei lo ama davvero e per quello che è, anche se questo non basta, non può bastare.

Il parallelismo tra il momento storico attuale e il dramma portato in scena dalla compagnia di De Capitani è davanti ai nostri occhi. Quanti Willy Loman incontriamo nella vita ogni giorno al lavoro, al supermercato, al cinema o a teatro? Con il mutuo da pagare, la rata per la macchina, quella del dentista, il lavoro che non c’è più.
Come afferma lo stesso De capitani «Per molti la via d’uscita è un sogno autoreferenziale – fatto di rabbie e di speranze – e ci si perdono a giorni alterni. E in quel sogno si trova un inganno duraturo che ci porta fino ai nostri ultimi anni, dove compiamo il nostro destino senza averlo davvero intuito».

Non riusciamo a essere razionali di fronte a Willy Loman, non riusciamo ad odiarlo quanto meriterebbe, perché la vita sta facendo a Willy Loman quello che non vorremmo mai facesse a noi.

Quello di questo spettacolo è un successo che ha radici profonde e che vede al centro della scena espressionista di Carlo Sala una compagnia di attori in stato di grazia che affronta magistralmente quello che è stato un cavallo di battaglia di grandi come Stoppa, Buazzelli, Salerno, Orsini.
Insieme a Elio De Capitani sono in scena Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Gabriele Calindri, Giancarlo Previati, Daniele Marmi, Alice Redini, Vincenzo Zampa e Marta Pizzigallo. Le scene e i costumi sono di Carlo Sala, le luci di Michele Ceglia, i suoni e le musiche di Giuseppe Marzoli.

Clicca QUI per ascoltare ilservizio con Elio De Capitani.

Dopo la “prima” di martedì repliche tutte le sere fino a sabato 25 febbraio alle 20:45. Ultima replica domenica 26 febbraio alle 16:00.
Giovedì 23 febbraio, alle 17:00 al Teatro Nuovo, gli interpreti di Morte di un commesso viaggiatore incontrano il pubblico.