Recensione de Il Prezzo - The Price

Debutta ieri sera al Teatro Nuovo di Verona The Price (Il prezzo) di Arthur Miller a firma di Massimo Popolizio. In scena oltre allo stesso Popolizio (Victor), Umberto Orsini (Solomon), Alvia Reale (Esther) e Elia Schilton (Walter). L’allestimento, nella traduzione di Masolino d’Amico, è della Compagnia Umberto Orsini.

Il prezzo del titolo è quello che deve esser stimato per la vendita della mobilia ereditata da due fratelli che non si incontrano da sedici anni a causa di un dissidio familiare. Grazie a questo semplice spunto emergono le insoddisfazioni, il risentimento, le tragedie dichiarate, la crisi del ’29, e quelle rimaste sepolte dalla polvere di chi non vuole, o forse non può, vedere.

Nell’opera gli argomenti cari a Miller, il tema delle dinamiche dei rapporti familiari e del disagio legato ai cambiamenti storici ed economici.

In uno spazio immobile, in cui nemmeno i suoni delle demolizioni che arrivano da fuori riescono a far muovere qualcosa, emergono le doti di un ensemble di attori affiatato. Risaltano l’interpretazione divertita e sfuggente di Orsini, nei panni del vecchio antiquario e quella di Popolizio, volutamente legnosa e goffa, nel ruolo di Victor, il fratello che ha deciso di sacrificare la propria vita per assistere il padre.

Il nuovo avanza implacabile, non c’è più posto per le cose eterne come un tavolo troppo ingombrante per entrare nelle porte delle case moderne o la fede incrollabile nella sincerità di un vecchio padre distrutto. L’imperativo è cambiare, comprare, vendere, distaccarsi. Anche se in tutto questo nulla si muove. La scena rimane intatta, intrappolata nel passato, esattamente come i dialoghi «come se non avessimo nemmeno avuto una vita». Il rischio è quello di rimanere tra le macerie di un rapporto creduto imprescindibile, senza credere che «non ci fosse pietà», da nessuna parte.

Come sempre Miller non da una soluzione. Nessuno vince e la verità di quei rapporti soffocanti rimane tra quelle mura grigie, impossibile stabilire chi abbia ragione. I personaggi non risolti, fumosi, tragicomici, si appoggiano alle tecniche degli attori che supportano il ritmo lasciandoci nell’amarezza quando, nel finale, il vecchio antiquario, contento di aver beffato tutti, se stesso compreso, continua a ballare sulle note di un grammofono e sui botti del nuovo che avanza.

Con questo spettacolo chiude in bellezza la rassegna de Il Grande Teatro della stagione 2016 - 2017.

Dopo la “prima” di ieri sera repliche tutte le sere fino a sabato 1 aprile alle 20:45. Ultima replica domenica 2 aprile alle 16.00.
Giovedì 30 marzo, alle 17:00 al Teatro Nuovo, gli interpreti di The Price incontrano il pubblico. L’ingresso è libero.