Quiet is the New Loud - Kings of Convenience Live @ Camploy, Verona

Ci sono album che non ricordi quanto ti appartengano finché non li riascolti. E, quando ti ritrovi a faccia a faccia con loro, è un attimo e si ripropongono, come per magia suoni, odori e sapori di quel preciso tempo, è così che vorrei definire questo live: un viaggio nel tempo sensoriale.

Qualche accordo ed è come essere di nuovo lì, tra la quarta e la quinta liceo, in quel 2001 prima dell'11 settembre, l'odore della mia scuola, l'odore dei quaderni, il click della penna pilot, la voce del mio prof. di lettere, le mani macchiate di evidenziatore e via via perdendosi, per me, fino a metà 2002, dove questo album mi ha tenuto per mano mentre preparavo l'esame di maturità. 

E' proprio questa l'occasione che si è creata, in questo 25 novembre 2015 al Teatro Camploy di Verona, con l'intervista concerto dei Kings of Convenience, che per la straordinaria occasione hanno interpretato interamente il loro incredibile album d'esordio "Quiet is the New Loud" del 2001.

A quasi quindici anni di distanza (l'album era uscito il 29 gennaio del 2001) due eccezionali ore di quello che si può definire uno dei migliori prodotti della musica indie pop. Il duo di Bergen (Norvegia), Erlend Øye e Eirik Glambæk Bøe, si racconta nell'intervista, a cura di Damir Ivic, e si lascia raccontare dai pezzi e dai suoni che così bene li contraddistinguono: a dimostrazione che il pop di qualità esiste e loro ne rimangono portatori sani.

Le atmosfere sono quelle di una Norrvegia di boschi, fiordi e cieli splendidamente freddi, quell'astmosfra che, per ragioni naturali, si portano nelle ossa e nel DNA, ma anche di Londra, della Londra nel 2001 che li ha portati ad incidere questo album, una Londra dove un anno prima era uscito Parachutes degli emergenti Coldplay e che da lì ad un paio di anni avrebbe visto sbarcare 0 dell'irlandese Damien Rice. Un clima particolarmente florido per questo stile che, fortunatamente i Kings of Convenience, esplorandone le molteplici sfumature, non hanno abbandonato e sanno ancora interpretare con maestria e spirito.

Un legame speciale anche quello con l'Italia (uno di loro da anni vive in Sicilia), dove hanno ottenuto un successo incredibile, che evidentemente, visto le tre date con sold out immediato, non è sfumato: molto curiosa la ragione che hanno dato a questo riscontro nella penisola, dicono che la loro musica ricorda moltissimo quella italiana degli anni 70, per il valore emotivo e per questo forse hanno avuto un particolare successo nel nostro paese, per l'affinità con l'emotività italiana, tutta nei suoni dicono "perché se uno poi capisce i testi sono piuttosto cinici". Meravigliosamente, intelligentemente cinici, vorrei sottolineare.

Una serata che ha saputo scorrere via nella sua intensità, nel suo scavare nei ricordi con leggerezza e armonia, lasciando addosso quella sensazione che, nonostante il cinismo, alla fine andrà tutto bene. Hanno promesso un album nei prossimi anni, noi li aspettiamo. 

 

From my seat I see the fields move by, coulours strong- it's been a long, long time. It's the first time I see summer on the Westhill. I lean back and let my eyes just go floating now where they want to float. They seem to take to the horizon. Now I know there is a world beyond the small place I was coming from. I feel at home here in the middle of nowhere. I will never know the names of these places that I travel through to reach the coastline- I've been told I will be there in time. Please oceancloud, let there be no storm on the crossing below