Quasi un miliardo all’anno il “prezzo da pagare” per il consumo di suolo in Italia

Sfiora il miliardo di euro (oltre 800 milioni) il prezzo massimo annuale che gli italiani potrebbero pagare dal 2016 in poi per fronteggiare le conseguenze del consumo di suolo degli ultimi 3 anni (2012-2015), un consumo che, sebbene viaggi oggi alla velocità più ridotta di 4 metri quadrati al secondo, continua inesorabilmente ad avanzare ricoprendo in soli due anni altri 250 km2 di territorio, circa 35 ettari al giorno. È quanto emerge dalla Giornata per il suolo #SoilDay organizzata il 13 luglio scorso a Roma dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) insieme a FAO, Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, Aissa, Dipse, Cia, Confagricoltura, Copagri, Conaf, Legambiente, Slow Food e Forum Salviamo il Paesaggio.

Nonostante la crisi, fa presente il comunicato stampa dell’Ispra, l’Italia perde ancora terreno: dal 2012 al 2015 il territorio sigillato è aumentato dello 0,7%, invadendo fiumi e laghi (+0,5%), coste (+0,3%) ed aree protette (+0,3%), avanzando anche in zone a pericolosità sismica (+0,8%), da frana (+0,3%) e idraulica (+0,6%). Ancora, la maggior parte del suolo consumato è di buona qualità: lo studio condotto in Abruzzo e in Veneto, ha dimostrato che i suoli modificati sono quelli con maggiore potenzialità produttiva.

Nel 2015, continua il comunicato stampa dell’Ispra, 3 regioni superano il 10% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia, Veneto e Campania. In Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Piemonte, Toscana, Marche troviamo valori compresi tra il 7 e il 10%. La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta (3%).

Per prendere visione dei dati sul consumo di suolo in Veneto elaborati dall’Ispra clicca QUI.

Sito Internet Ispra: www.isprambiente.gov.it