Quando il bosco lascia spazio ai vigneti

Intendiamo mettervi a conoscenza di come si sta operando  nei confronti del  disboscamento, per la formazione di un nuovo vigneto,  avvenuto in località Cerè di Negrar, azione che ha modificato  la morfologia del territorio in parola che, da rilievo satellitare e dalla mappe del comune, risultava coperta da vincolo idrologico e boschivo.

L’Associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus – Sezione del Veneto, dopo scambi di email, mi ha trasmesso copia dell’esposto, con allegato foto  che documentano i  notevoli lavori di sbancamento e movimento terra preceduti dall’eradicazione di alberi facenti parte della collina, esposto inviato in data 31/7/2015 al responsabile dell’ufficio Edilizia Privata-Urbanistica del Comune di Negrar, al Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo, al Corpo Forestale dello Stato di Verona, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona, avente come oggetto: richiesta informazioni a carattere ambientale e adozione opportuni provvedimenti relativamente ai lavori di movimento terra e costruzione nuovi vigneti in via Cà Begal, località Cerè - comune di Negrar (VR).

In data 5/8/2015 il Comune di Negrar risponde all’Associazione, dove si afferma “ in merito ai lavori segnalati, relativi all’intervento di sistemazione agraria finalizzato alla coltivazione della vite, è stata emessa in data 04/05/2015 Autorizzazione Paesaggistico Ambientale n. 31A/15, ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/04, in forza del silenzio assenso da parte della Soprintendenza di Verona a seguito della richiesta parere in data 27/02/2015”

Questa affermazione del Comune è diventata il  punto  fondamentale del contendere in quanto si ritiene che la legge a cui afferirsi nel caso in questione, non sia il decreto, ma la legge106 del 2011 “sulla semplificazione degli atti amministrativi” – art.5  che afferma testualmente: “….. Quanto al procedimento è introdotto (con revisione dell’artico 20 del testo unico citato) il principio del silenzio-assenso, in caso del decorso del termine senza che provvedimento vi sia stato (e senza che sia stato opposto dall’amministrazione motivato diniego).Previgente era invece il principio del silenzio-rifiuto. Questo peraltro permane ove sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali.

In attesa del proseguo della vicenda,  si vuole, comunque,  sottolineare alcuni punti importanti che hanno spinto l’Associazione e noi cittadini/e cittadine ad intervenire:

E’ davanti agli occhi di tutti lo “scempio” idrogeologico del territorio italiano dovuto, come afferma la testata giornalistica on line Diritto all’ambiente “a tutti quelli che, nelle rispettive posizioni, hanno autorizzato o tollerato lo scellerato attacco al territorio nelle più svariate formule fino a creare con un nesso causale diretto e chiarissimo, i presupposti dinamici per i disastri che di volta in volta si verificano”,  affermazione con cui concordiamo.

Riguardo la coltivazione della vite, questa è diventata monocultura sia intorno a Negrar, come in altre zone del territorio veronese.

La monocultura  è scelta soprattutto dai titolari di grandi imprese agricole che spargono dovunque troppo  chimica cancerogena e mutagena riducendo la biodiversità, cancellando la vita animale (scomparsi gli insettivori, le farfalle, le rondini, le api che rivestono un ruolo fondamentale per la vita di tutti gli essere viventi, umani compresi) , sterilizzando il territorio.  Vengono usati  potenti macchinari che stravolgono  la stabilità e le potenzialità nutritive dei terreni collinari;  sconvolgono le colline e rendono inquinate e potenzialmente distruttive tutte le acque di superficie e delle falde a valle di queste zone: i vigneti diserbati  e costruiti dall’alto in basso per poter essere lavorati con il trattore, aiutano e favoriscono il dilavamento dell’acqua, perché il terreno non riesce a drenare e ad assorbirla tutta.

Un tempo quando c'erano le colline con piante e piccoli boschi l'acqua piovana veniva assorbita le radici delle piante che "tenevano" compatto il terreno, ora che non ci sono più le radici delle piante, ogni volta che piove per più giorni consecutivi franano giù le colline, si bloccano vie di accesso per gli accumuli di terreno e detriti, le case ai piedi delle colline vengono invase dall'acqua che scende dalla cima provocando ingenti danni alle strutture.

Forse la cittadinanza non  ha sufficiente consapevolezza di quanto avviene con queste monoculture per cui i responsabili di cui al primo capoverso proseguono indisturbati nel loro attacco al territorio!!!

Davvero non capiscono che a fronte di alcune tasche che si riempiono di soldi, moltissime altre si svuotano e si svuoteranno per pagare i disastri e i danni che già ci sono e che, se non cambia la tendenza, saranno sempre di più?

p. Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus
Manuel Zanella

p. Comitato spontaneo Verona Inalberata
Miria Pericolosi  Cristina Stevanoni  Valeria
Rigotti