Quale montagna? La doppia vita di Boscochiesanuova

Oggi non vi scriverò di film o di incontri anche se il Film Festival della Lessinia ieri ci ha riservato una giornata molto importante per il livello del dibattito e per quello cinematografico. 
Oggi vi scriverò di Boscochiesanuova, di FFdL e di montagna.

Lo spunto viene da Alpi Ribelli, libro di Enrico Camanni, alpinista, giornalista e scrittore ieri al FFdL. Alpi Ribelli è un libro che parla di resistenza e di ribelli.
Fra Dolcino, i Valdesi, la Resistenza ed i No Tav della Val di Susa, tutti hanno come filo conduttore la montagna come luogo di accoglienza, luogo di protezione e da proteggere.
Sono storie di resistenza dove la montagna è al centro e non sullo sfondo, soggetto e non oggetto.

Ieri sera ho apprezzato la presenza di Claudio Melotti, sindaco di Bosco, alla proiezione del film delle 21. Film molto bello, tra l'altro.

Boscochiesanuova ospita il film festival, i suoi partecipanti ma non partecipa, non c'è. Ci sono prevalentemente i soliti noti, cultori di una cultura e di una tradizione montanara che quassù è minoritaria. A fare il pienone agli incontri ed alle proiezioni, ad affollare libreria, tavola calda, osteria e concerti sono infatti i cittadini e le cittadine veronesi. Boscochiesanuova, quella reale, è in piazza della chiesa affollata di turisti che vanno a letto molto presto.

Gli abitanti di Bosco sono distaccati,  assenti e vivono con una sorta di fastidio, distacco e diffidenza tutto quello che avviene in questi giorni attorno al Teatro Vittoria. Mentre la Bosco autoctona e turistica dorme quella prevalentemente cittadina del festival discute, beve, mangia, acquista libri, discute e ascolta musica live. Produce un altro tipo di economia. 

C'è una Boscochiesanuova (Lessinia) che cerca di vivere di rendita, il caldo in pianura di questa estate, oppure di illusioni, la neve d'inverno, e c'è chi si interroga sulla bontà o meno dei progetti di sviluppo pensati e progettati in tutti questi anni.

La Lessinia è una montagna da rispettare e da ripensare, luogo di proprietà non solo di chi ci vive ma anche di chi la frequenta assiduamente. Ad entrambi i soggetti spetta il compito di assicurare a queste zone la tutela, il rispetto per l'ambiente e la possibilità di vivere dignitosamente a tutti quelli che la abitano, uomini ed animali.

Hanno ancora senso le colate di cemento modello S. Giorgio o gli impianti sciistici supportati dai cannoni sparaneve? Io credo di no. Non sono il solo a pensarla così. 

Se non nevica più è inutile spendere soldi, magari pubblici, per realizzare assurdi impianti di illuminazione per poter sciare in notturna. Tutto questo è finito. Non solo la neve è molto poca ma anche l'acqua scarseggia. E allora?

La montagna è e deve rimanere montagna e non diventare città oppure una sorta di "discoteca diffusa" o di divertimentificio in altura.

Bisogna decidere di diventare grandi e fare i conti con la realtà che non può essere "schei ad ogni costo". Il rischio è quello di perdere, dopo i mantovani ed i modenesi, pure i veronesi che non vogliono vedere la "nostra" montagna continuamente occupata e deturpata da progetti assurdi, rumorosi e invasivi. Pensiamo agli impiantini di risalita sostenuti da musica assordante, come quello che esisteva a Passo Fittanze oppure al karaoke sguaiato più volte osservato a Le Giare sopra Giazza, per finire con quei deliranti progetti di unire gli impianti di risalita del Monte Baldo in modo da creare un circuito che comporterebbe una mazzata incredibile al futuro della nostra montagna. 

Chi propone questo non è un amico della montagna. 

Io vi propongo un'idea banale, piccola e a basso costo giusto per iniziare. Perché non farci promotori di togliere o far togliere tutti quegli orrendi silos della Mangimi Veronesi che rovinano ogni angolo delle nostre bellissime montagne? Non sarebbe un gran costo e per il nostro skyline sarebbe tutto di guadagnato.

Agostino Mondin