Presidi contro profughi e minoranze

Si susseguono nelle ultime settimane iniziative, da parte di gruppi dell’estremismo di destra, contro le persone profughe o contro le minoranze etniche. Si contesta anche il cosiddetto “business dell’accoglienza”. Sì, è vero, in taluni casi vi può essere anche un interesse prettamente economico da parte di soggetti la cui attività non è legata ad azioni coerenti e convinte sui temi sociali e della convivenza civile. Ma ciò attiene alla funzione di controllo da parte degli enti nazionali preposti e non riguarda le persone, molti i bambini tra gli adulti, che giungono in Italia per poi recarsi per buona parte in altri Stati europei. Essi fuggono da condizioni di vita inumane nei Paesi di origine, di cui spesso i nostri governi occidentali, nella storia passata e recente, si sono resi responsabili. Un esponente della Lega Nord, Paternoster, ha affermato che “questa gente va aiutata a casa loro, coinvolgendo le nostre aziende”, dimenticandosi che i rappresentanti del suo partito negli anni in cui erano al Governo dell’Italia, hanno osteggiato qualsiasi politica che andasse proprio nella direzione di aiutare quelle persone nei Paesi di provenienza. Si evidenzia inoltre una contraddizione quando il coordinatore del Movimento provinciale giovani padani dapprima fa riferimento al traffico di esseri umani e poi, poco umanamente, asserisce che “vogliono (i clandestini) distruggere la nostra identità e cultura”: non si capisce a quale identità culturale si riferisca, considerando che la cultura non è fissata per sempre nel tempo come la lacca sui capelli, ma si modifica continuamente, come anche la storia del Veneto (fatta di insediamenti, passaggi, lingue e idiomi diversi) dimostra.  Sembra quasi che questi politici vogliano qui i profughi per poi giocare con la politica del “fuori da casa nostra”. Colpisce, in particolare, la violenza espressa negli ultimi giorni da esponenti di spicco delle istituzioni locali (come nel caso del sindaco Zuliani), che anziché occuparsi delle loro amministrazioni, incitano, magari divertendosi a scrivere sul loro profilo facebook, all’odio contro “l’altro”, il “diverso”, persino all’assassinio, irrispettosi dell’incarico che ricoprono e dei valori cui esso richiama. In questi casi, non è solo una questione politica, ma è soprattutto una vicenda che compete alla magistratura.

Comitato Territoriale ARCI di Verona
La Presidente – Michela Faccioli