Palestinian kids want to see the sea

Palestinian kids want to see the sea in questa affermazione, che è anche il sottotitolo dello spettacolo,  il senso profondo di Amleto a Gerusalemme ultima fatica di Marco Paolini e Gabriele Vacis in scena ieri sera al Teatro Nuovo di Verona a chiusura della rassegna L'Altro Teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven (Circuito Teatrale Regionale) e con il Teatro Stabile del Veneto.

Due ore ad "alta densità" attendono il pubblico che si accinge ad accomodarsi in sala con Paolini e i giovani attori protagonisti già sul palco. E questo mi piace, una scelta che è già un primo messaggio. Mentre i ragazzi in scena sembrano occupati tra loro e con le bottiglie di plastica vuote che costituisco l'elemento centrale della scenografia, lo sguardo di Paolini, la sua attenzione, sono rivolti al pubblico. Ci osserva, ed entriamo in scena anche noi i pellegrini di Verona, quelli che Paolini & C. incontrano in questa tappa del loro viaggio che è anche il nostro.

Uomini e donne che si spostano da una città all’altra, fuggono, si perdono, si ritrovano. Sembrano condannati a non avere un luogo, una casa. Come se la memoria e il racconto fossero l’unica casa possibile.

Non è semplice restituire la complessità di questa narrazione, ogni volta che ripenso allo spettacolo, si amplificano i particolari, colgo nuovi spunti, se ne amplifica il senso in un continuum di significati che rimanda ad altro.

Vado a ruota libera restituendovi alcuni flash. La prima riflessione arriva dalle bottiglie che danno vita alle architetture di Gerusalemme, questa città simbolo dove tutto è già accaduto. Sulla scena, come  nella realtà, viene distrutta e ricostruita e poi distrutta e ricostruita ancora e ancora. Gerusalemme, città dagli infiniti nomi, ma di cui il primo nome, come ci ricorda Paolini in scena, è stato Shalem, Salaam nella variante araba. Salaam ovvero pace. E qui la metafora appare evidente.

Qui, in questo luogo, ricostruito più e più volte, rifatto fino a diventare una caricatura, una maschera, qui dove le grandi religioni del mondo convivono, ogni anno arrivano migliaia di pellegrini in cerca di verità. La ricerca della verità in una finzione. La finzione diventa verità.

Qui Amleto vive. I protagonisti, raccontano le loro storie, storie di ragazzi "normali", e che proprio come Amleto devono fare i conti con un destino più grande di loro. E quindi che fare? Essere o non essere? (Per inciso, bellissima la traduzione del celebre monologo).

Cosa vogliono i ragazzi palestinesi? Semplicemente vedere il mare! Anche se il destino ti ha fatto nascere in un inferno che si chiama Hebron. Palestinian kids want to see the sea.

Alaa Abu, Ivan, Mohammad,  Nidal, Anwar, Bahaa con le loro storie ci dicono che il vivere è sempre più forte del morire, anche qui, dove  "l'alto dei cieli è molto basso".

Una narrazione intensa, sapientemente amplificata dai video e dalle foto proiettati sul fondo scena, che ha sempre mantenuto il tono dell'ironia, a momenti addolcita dai toni della poesia, e che ci ha ammaliato nei momenti del canto.

I pellegrini di Verona ringraziano e applaudono fino a spellarsi le mani, molti si alzano per rendere omaggio agli artisti sul palco, che si concedono all'abbraccio del pubblico.

Da vedere una seconda volta.

Amleto a Gerusalemme - Palestinian kids want to see the sea
di Gabriele Vacis e Marco Paolini
con Marco Paolini
e con Alaa Abu Gharbieh, Ivan Azazian, Mohammad Basha, Giuseppe Fabris, Nidal Jouba, Anwar Odeh, Bahaa Sous, Matteo Volpengo
scenofonia, luminismi, stile Roberto Tarasco
video e foto di scena Indyca
assistente alla regia Marianna Bianchetti