Oh uomo! La Grande Guerra: Olindo Guerrini

Al CTG a Santa Maria in Chiavica, chiesa tra le più importanti di Verona, questo martedì 18 ottobre si ricorderà il grande poeta e politico Olindo Guerrini, di cui ricorre il centenario della morte.
Il 21 ottobre 1916 infatti, muore a Bologna Olindo Guerrini, (era nato a Forlì, 4 ottobre 1845), poeta e scrittore italiano, erudito e critico letterario militante, agile ed attento ad ogni nuova voce. Amò molto fotografare e andare in bicicletta per tutta Italia. Un tipico esponente del verismo, inteso come rifiuto di idealizzazione della realtà e rappresentazione dei suoi aspetti più bassi e sgradevoli. Inoltre, la sua opera ebbe vasta risonanza ai suoi tempi per gli atteggiamenti anticlericali e socialisteggianti e per la polemica contro romantici e idealisti.

Si tratta di un centenario dimenticato proprio per la statura di un autore che mai ha rinunciato alle sue scelte socialiste e antipapiste. Guerrini amava firmarsi con vari pseudonimi Lorenzo Stecchetti, Argìa Sbolenfi, Marco Balossardi, Giovanni Dareni, Pulinera, Bepi e Mercutio. Era uomo di grande cultura, fine traduttore, critico letterario oltre che poeta inimitabile. Indimenticabile il suo "Canto dell'odio" che si apre con i versi: Quando tu dormirai dimenticata/sotto la terra grassa/E la croce di Dio sarà piantata/ritta sulla tua cassa […]

La serata, che è presentata da Ugo Brusaporco e organizzata dal Cineclub Verona, ha inizio alle 20:30.
L'ingresso è libero come la poesia del Guerrini.

Il Canto dell'odio

Quando tu dormirai dimenticata
sotto la terra grassa
E la croce di Dio sarà piantata
ritta sulla tua cassa

Quando ti coleran marce le gote
entro i denti malfermi
E nelle occhiaie tue fetenti e vuote
brulicheranno i vermi

Per te quel sonno che per altri è pace
sarà strazio novello
E un rimorso verrà freddo, tenace,
a morderti il cervello.

Un rimorso acutissimo ed atroce
verrà nella tua fossa
A dispetto di Dio, della sua croce,
a rosicchiarti l'ossa.

Io sarò quel rimorso. Io te cercando
entro la notte cupa,
La mia che fugge il dì, verrò latrando
come latra una lupa;

Io con quest'ugne scaverò la terra
per te fatta letame
E il turpe legno schioderò che serra
la tua carogna infame.

Oh, come nel tuo core ancor vermiglio
sazierò l'odio antico,
Oh, con che gioia affonderò l'artiglio
nel tuo ventre impudico!

Sul tuo putrido ventre accoccolato
io poserò in eterno,
Spettro della vendetta e del peccato,
spavento dell'inferno:

Ed all'orecchio tuo che fu sì bello
sussurrerò implacato
Detti che bruceranno il tuo cervello
come un ferro infocato.

Quando tu mi dirai: perché mi mordi
e di velen m'imbevi?
Io ti risponderò: non ti ricordi
che bei capelli avevi?

Non ti ricordi dei capelli biondi
che ti coprian le spalle
e degli occhi nerissimi, profondi,
pieni di fiamme gialle?

E delle audacie del tuo busto e della
opulenza dell'anca?
Non ti ricordi più com'eri bella,
provocatrice e bianca?

Ma non sei dunque tu che nudo il petto
agli occhi altrui porgesti
E, spumante Liscisca, entro al tuo letto
passar la via facesti?

Ma non sei tu che agli ebbri ed ai soldati
spalancasti le braccia,
Che discendesti a baci innominati
e a me ridesti in faccia?

Ed io t'amavo, ed io ti son caduto
pregando innanzi e, vedi,
quando tu mi guardavi, avrei voluto
morir sotto a' tuoi piedi.

Perché negare - a me che pur t' amavo -
uno sguardo gentile,
quando per te mi sarei fatto schiavo,
mi sarei fatto vile?

Perché m'hai detto no quando carponi
misericordia chiesi,
e sulla strada intanto i tuoi lenoni
aspettavan gl'Inglesi?

Hai riso? Senti! Dal sepolcro cavo
questa tua rea carogna,
nuda la carne tua che tanto amavo
l'inchiodo sulla gogna,

E son la gogna i versi ov'io ti danno
al vituperio eterno,
a pene che rimpianger ti faranno
le pene dell'inferno.

Qui rimorir ti faccio, o maledetta,
piano a colpi di spillo,
e la vergogna tua, la mia vendetta
tra gli occhi ti sigillo.