Non una di meno Verona: nota sull’esclusione di Aied dalla Consulta della famiglia

Riceviamo e pubblichiamo la nota collettiva di NON UNA DI MENO Verona "Sulla esclusione dell'Aied dalla Consulta della famiglia del Comune di Verona"

A distanza di qualche settimana dalla polemica sulla ricerca di medici non obiettori a garanzia dei diritti di ogni cittadina nella regione Lazio, ecco nella nostra città una campagna per respingere la richiesta dell’Aied di entrare a far parte della Consulta della Famiglia del Comune di Verona; richiesta che è stata respinta con ben 14 voti contrari.

Un voto ideologico, marcatamente confessionale, motivato da chi l’ha promosso a ragione del carattere laico del consultorio in questione, che dal 1972 è impegnato a «diffondere il concetto ed il costume della procreazione libera e responsabile»; d’altronde una buona parte delle associazioni e consultori facenti parte della consulta sono di carattere confessionale e tale scelta appare come un tentativo di introdurre la tutela del figlio concepito a scapito del diritto alla salute delle donne, attaccando consultori laici e preferendo consultori confessionali, i cosiddetti centri di aiuto alla vita, che presentano nei loro Statuti requisiti di “finalità di tutela della vita fin dal concepimento".

Non lasciano spazio a dubbi le dichiarazioni del consigliere comunale Zelger, noto cattolico integralista e animatore di questa campagna contro la richiesta dell’Aied, leggibili sui giornali locali; secondo Zelger, Aied «non tutela la famiglia perché promuove l’uccisione di nascituri con l’aborto chirurgico e con le pillole abortive» e si rivolge «alla donna come individuo, anziché considerare la famiglia nel suo complesso» promuovendo «colloqui con i giovani anche minorenni senza la presenza dei genitori». Per chiudere infine con una nota omofoba: Aied «ha una concezione della sessualità disordinata» e «dà una patente di normalità ai rapporti e alle unioni omosessuali».

Il ruolo dei consultori familiari è la tutela della salute delle donne, delle famiglie, delle coppie, degli adolescenti, e non la tutela di presunti “valori etici”!

Un voto e un rifiuto che ricalcano i tentativi che periodicamente, ormai da anni, emergono nelle diverse regioni del nostro Paese, in spregio alla nostra Costituzione e alle leggi nazionali e regionali.

Si tratta di un attacco alle donne e ai loro spazi, volto a negare il diritto all’autodeterminazione e alla responsabilità personale e che allo stesso tempo offende la professionalità ed il lavoro degli operatori dei consultori familiari laici.

Un attacco ai diritti di tutte le cittadine ed i cittadini, nel loro essere persone, coppie, famiglie, nel rispetto delle diverse sensibilità e delle diverse culture.

L’ennesimo attacco alla Legge 194 che nel 1978 depenalizzò l’aborto, e all’importante lavoro di prevenzione svolto dai consultori laici, grazie al quale sono diminuite negli ultimi decenni le IVG di donne e adolescenti.

C’è da chiedersi come mai sia possibile che una Consulta pubblica non includa anche i consultori pubblici e possa permettersi interventi ideologici di tal genere, lontano dalla laicità che dovrebbe contraddistinguerla e in pieno contrasto con una finalità di tutela che rappresenti ogni cittadin*!

Tutto ciò non è accettabile e come movimento Non Una Di Meno di Verona non possiamo che ribadire quanto già affermato lo scorso otto marzo durante lo sciopero globale delle donne: sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi! Per l’aborto libero, sicuro e gratuito. Contro la violenza ostetrica e le sanzioni per le donne che, a causa dell’alto tasso di obiezione, abortiscono fuori dalle procedure previste per legge, per il pieno accesso alla Ru486, per l’autoformazione su contraccezione e MTS, per consultori realmente autonomi, aperti a donne e soggettività LGBTQI.

#NonUnaDiMeno