Niccolò Fabi @ Teatro Romano di Verona, 30 Maggio 2016

C’è un momento preciso nella carriera di un artista in cui la maturazione, la creatività, la padronanza del proprio linguaggio raggiungono la cima della montagna. Ieri sera, al Teatro Romano di Verona Niccolò Fabi ha arpionato quella vetta, conquistata con la determinazione e il coraggio di cantare il proprio mondo, quella “Somma di piccole cose”, che è diventato anche il titolo dell’ultimo album.

Un disco importante, che nasce da un ritiro nelle campagne romane, in totale solitudine e suonato completamente da solo. Lo definisce una costruzione artigianale composta per se stesso, un regalo per festeggiare i vent’anni di carriera, creato in totale libertà artistica, senza pressioni commerciali di alcun genere. La pace nella realizzazione di “Una somma di piccole cose” è stata la condizione ideale per la genesi di un lavoro intimo, ma non esclusivo, capace invece di includere l’ascoltatore e di avvolgerlo in una narrazione malinconica ed emozionante.
Niccolò Fabi sceglie di esordire con sei brani da questo nuovo album, proposti tutti di seguito. Un’ottima idea, supportata dall’entusiasmo di una band giovane, capitanata dal cantautore Bianco, energica quando serve, senza sovrastare la voce di Fabi, che arriva nitida come una carezza gentile in una serata mite, dopo la tempesta del pomeriggio a Verona. Il primo mini set è chiuso da “Una mano sugli occhi”, una canzone d’amore, ma anche di riconoscenza, di rispetto, di comprensione. Si accompagna solo con il piano e l’empatia sale alle stelle, il Teatro Romano (sold out in ogni settore) esplode in un boato di meraviglia.

Fabi è strabiliato dalla cornice che si trova di fronte, ringrazia a più riprese e spiega come diverse fasi della vita possano generare canzoni diverse trattando lo stesso tema amoroso. Da “Una mano sugli occhi” che descrive l’amore maturo, fatto di gesti semplici ed efficaci, a “Ostinatamente” dal primissimo album del 1997, che vive l’amore come ossessione, come aria che manca nei polmoni, tipico degli eccessi dei primi amori. La scaletta prosegue con brani più celebri, come “E’ non è” e “Il negozio di antiquariato”, che sugli spalti il pubblico canta con trasporto. Da “Ecco”, album del 2013, ascoltiamo la title track e la splendida “Sedici modi di dire verde”, canzone ispirata da un viaggio in Africa e dalla collaborazione con Medici con l’Africa Cuamm, la prima organizzazione italiana che promuove e tutela la salute delle popolazioni africane, per cui Niccolò chiede un grande applauso.

Il concerto continua con il racconto dell’esperienza con gli amici Gazzè e Silvestri: viaggi, un album scritto a sei mani, un tour trionfale con memorabile chiusura all’Arena di Verona. Due anni intensi e bellissimi, che gli hanno lasciato una maggiore padronanza nella gestione dello show, nell’interazione con la platea. Una sbornia di successo che ha generato poi l’esigenza di tornare ad impossessarsi delle sue atmosfere acustiche e dei suoi tempi, senza dimenticare le emozioni vissute nel periodo del Trio. Sceglie di riproporle anche stasera, per rendere omaggio alla chiusura areniana memorabile di quel Tour con "Giovanni sulla Terra", "Solo un uomo" e "Costruire".  Quest’ultimo brano, inserito in "Novo Mesto" del 2006, stupisce sempre per l’immediatezza della scrittura, la capacità di mettere a fuoco come dare un senso al vivere, perchè "costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione”.
Il main set si chiude con la sua canzone più celebre, “Lasciarsi un giorno a Roma”, che presentò timidamente a Sanremo nel ’98, che ebbe un grande successo, e che ora è proposta con la band in versione più rock, con festa finale dei fans sotto il palco.

Gli applausi del Teatro sono fragorosi, Niccolò Fabi rientra e suona al pianoforte l’ultima traccia del nuovo album “Vince chi molla”, che sventola bandiera bianca alle guerre con se stessi, agli appesantimenti del quotidiano, e sposa le cose semplici, da gestire con maggiore leggerezza.
In chiusura di bis c’è spazio per una canzone di Bianco, giovane cantautore piemontese che accompagna Fabi con la sua band, e che ha portato una ventata di freschezza e di energia vitale anche al canzoniere dell’artista romano.  
Dopo “Una buona idea”, l’ultimo rientro sul palco è per “Lontano da me”, più che una canzone un manifesto esistenziale sul tema del viaggio e della ricerca di se stessi, amatissima dalla platea. Due ore emozionanti ed intense, un cantautore che si è speso mettendosi a nudo, senza colpi drammatici, con i toni soffusi che lo contraddistinguono da sempre, un trionfo meritatissimo quello di questa sera.

Una delle tracce più intense dell’ultimo album recita “Facciamo finta che chi fa successo se lo merita”…ma in questo caso nessuna finzione, Niccolò Fabi lo merita questo successo, conquistato con integrità, passione e peso specifico dato ad ogni singola parola scritta nei suoi testi.

Elena Castagnoli