Nessuna ripresa secondo il rapporto Coop 2013

L’italiano nella crisi mangia e si cura meno ma non rinuncia allo smartphone e al sexual entertainment

Il Rapporto Coop 2013 Consumi e distribuzione presentato ieri alla stampa cancella con un colpo di spugna la serie di annunci e speranze, lanciati in questi mesi dal governo Letta.
Marco Pedroni, presidente di Coop Italia sostiene che «senza un'azione del governo a sostegno della domanda interna e un forte impegno degli operatori economici più importanti, a partire dalle banche, non ci sarà una ripresa significativa del Paese», ha poi aggiunto «aumentare l'Iva, come qualsiasi altro provvedimento fiscale non selettivo, sarebbe un errore molto grave». E infine la pugnalata al governo: «L'Italia è un Paese in recessione, checché ne dica Letta».

Se per caso non ce ne fossimo accorti il rapporto sottolinea come la povertà è in aumento e le famiglie italiane siano costrette a risparmiare. Significativo il fatto che i tagli coinvolgano anche la spesa alimentare e le spese per le cure mediche, mentre resiste la spesa per l’acquisizione di beni tecnologici.
La spesa alimentare ha fatto un balzo indietro nella macchina del tempo, negli ultimi 40 anni il cibo è sceso dal 35% al 15% dei consumi. Per i generi alimentari la spesa pro-capite è stata di 2.116 euro, per le bevande alcoliche di 131 euro: esattamente come negli Anni 60.
Nell'ultimo anno il 54% dei consumatori ha detto di aver comprato solo l'essenziale, il 52% ha cercato qualsiasi tipo di prodotto in offerta, il 30% ha fatto meno acquisti, il 21% è passato a marchi più economici e il 10% ha iniziato a comprare formati più grandi per risparmiare. Si mangia meno carne (-4,7%) meno pesce (-11,3%) e meno pane (-11,2%).
Una curiosità, significativa è l’incremento registrato per il settore del biologico, il 17% in più rispetto al 2011 e una proiezione del fatturato 2013 di 738 milioni di euro.
Ma i  consumi alimentari e non alimentari sono destinati a diminuire: Coop ha stimato per il 2014 un -0,5% per il settore food e un -6,1% per il no food su una base 2013 già in significativa contrazione (per la fine dell'anno la proiezione ha indicato -2,2% per il food e -7,5% per il no food).
Un calcolo quasi scontato se si pensa che la diminuzione del reddito disponibile reale nell’arco di appena sei anni è stata del 10,2%, le famiglie a rischio povertà o esclusione sociale sono il 28% e la disoccupazione ha toccato il 12% nel 2013, ai massimi dal 1977.

E se si taglia per i beni di prima necessità come cibo e spese mediche, si risparmia sulla benzina, ovviamente si tagliano le spese per intrattenimento, cultura e viaggi. La mancanza di fiducia nel futuro del paese  contribuisce al calo delle nascite. Ci si consola con lotterie e gioco d’azzardo e si torna a fare più sesso, cresce infatti l’acquisto di accessori per il sexual entertainment, che nel 2013 ha registrato  un +6,4% rispetto al 2012 oltre a un incremento dell'8% circa per Viagra e farmaci simili.
Insomma siamo poveri, poveri ma tecnologici. Mangio meno, non vado in vacanza, ma allo smartphone non rinuncio. 29 milioni i navigatori attivi ogni mese e 23 milioni di persone utilizzano tablet e cellulari di ultima generazione... e sono 10 milioni in più rispetto al 2012, gli italiani che ne hanno in tasca uno nuovo.