The National al Vittoriale

Due buone ragioni per farsi piacere i The National: l’attitudine etilica del frontman e l’ottimo gusto in fatto di location per i concerti. Dopo la tappa di Roma alla Cavea dell’Auditorium infatti, la band americana trova accoglienza nel Vittoriale, ospite del festival Tener-a-mente, per chiudere la stagione musicale con il botto. Nonostante il tempo inclemente e le temperature autunnali, il concerto è sold out e l’energia della band – quintetto più due turnisti a fiati/cori/tastiere - riscalda il pubblico fin dall’inizio. Matt Berninger invita da subito il pubblico ad accalcarsi sotto il palco – ovviamente non aspettavamo altro! Voi che avreste fatto? Chiuso gli ombrelli e via, centinaia di spettatori che dimenticano la loro età anagrafica e diventano una massa di energia adolescenziale, trasportata dalle atmosfere newwaveggianti dei gemelli Dessner alle chitarre, mentre la sezione ritmica dei gemelli Devendorf costruisce drumming e linee di basso giocate con implacabile discrezione, capaci di entrare sottopelle e creare il giusto substrato per le liriche di Matt.

Il pubblico è in visibilio per questo crooner a tinte fosche, aggrappato all’asta del microfono come alle sue ansie – alle sua bottiglie di vino - e al suo pubblico – ormai da antologia le sue passeggiate in mezzo al pubblico durante l’esecuzione di Mr November , oppure il giochetto di appropriarsi dei cellulari dei fan delle prime file occupati a scattargli foto.

La scaletta del concerto è un rollercoaster lungo i classici della band, da Fake Empire a Sea Of Love, da This Is The Last Time a Terrible Love, fino alla chiusura affidata alla versione da brividi di Vanderlyle Crybaby Geeks eseguita senza amplificazione e cantata dal pubblico entusiasta.

Nonostante il rituale messo in scena da Berninger in teoria possa far venire il sospetto di una sipario costruito ad arte, l’energia profondamente sincera e la ricerca di un contatto con il proprio pubblico che riesce a superare la polarità dello spettacolo e ad infrangere la quarta parete sono al di là dei commenti di mestiere, lasciamo quindi lo spettacolo con la soddisfazione di aver partecipato ad un concerto maiuscolo.

Massimiliano Venturini