Napalm Death @ Festa di Radio Onda D'Urto -Giovedì 22 Agosto 2013

Reportage di Giulia

Giovedì 22 Agosto inizia a rombare presto il palco principale della Festa di Radio Onda D'Urto. Sono tre le band in scaletta che anticipano l'atteso concerto dei Napalm Death.

Nell'ordine si comincia con i T.O.A.D., acronimo di These Oaks Are Demons, formazione bresciana metal/hardcore, attiva già da alcuni anni, nata dalle ceneri di un precedente progetto musicale, gli Hateline.

Si prosegue con i d-swoon, anche loro di casa a Brescia e figli dell'hardcore, dal sound aggressivo ma al tempo stesso ricercato. Alle 21.30 è il turno di Nicola Manzan che porta in scena il suo progetto solista Bologna Violenta, one-man-band d'avanguardia, citazioni e violenza sonora.

Il pubblico si è fatto oramai numeroso e poco dopo le 22 si attende la venuta sul palco dei Napalm Death. Alle 22.45 si parte. 

Lo sanno bene i fedelissimi, ma anche i tantissimi accorsi, che si sta per assistere ad un concerto di una band che ha fatto, e visto il concerto proposto, possiamo assolutamente dichiarare, continua a fare, scuola. Padri del grindcore, termine tra l'altro coniato dallo stesso Mick Harris (batteria N.D. 1985-1991), di cui il loro esordio Scum (1987) ne rimane l'esempio più rappresentativo, portano in scena uno show tiratissimo dall'inzio alla fine. 

Il pubblico è vario. Se le prime file sono riservate ai fan della prima ora e ai metallari duri e puri è vero anche che le oltre 3500 anime accorse compongono una fiumana eterogenea. 

Ed indubbiamente quando si assiste ad un concerto come questo la percezione è proprio quella di aver visto un qualcosa che non può non lasciare un segno nella mente e nei timpani. Una funzione totalmente laica dai toni spiccatamente anarchici, che suona come un urlo liberatore contro il capitalismo, contro il modello della società contemporanea. I 

Napalm Death d'altronde sono da sempre un gruppo schierato. Dichiaratamente anarchici e nichilisti, profondamente antifascisti, al grido di Nazi Punks Fuck Off.

La Line Up vede Mark “Barney” Greenway alla voce, scatenato, in continuo movimento sul palco, Mitch Harris alla chitarra e alle urla lancinanti, Shane Embury al basso e Danny Herrera alla batteria. Un manipolo di pazzi furiosi, oggi come allora, usciti indenni dai numerosi cambi di formazione e sempre instancabilmente votati alla ricerca e alla sperimentazione sonora.  Negli anni sono riusciti a rinnovarsi di continuo, pur rimanendo coerenti, stilisticamente parlando a livello di sound ed immancabilmente di contenuti. Riconosciuti oggi come precursori di un genere che dal grindcore ed evoluzioni, potremmo, perchè no, riassumere in NapalmDeathCore, a sottolineare l'importanza lasciata dalla loro impronta come marchio di fabbrica inconfondibile nel genere. Il pubblico è carico. Immancabili i poghi. Il servizio d'ordine della Festa ha avuto in alcuni momenti il suo bel da fare. Tutto però si è svolto in maniera inevitabilmente scatenata ma al tempo stesso con estrema civiltà. 

Alle 23.55 cala il sipario. Rimane la consapevolezza di aver partecipato ad uno spettacolo nel quale, i quattro  che si son pavoneggiati sul palcoscenico, rappresentano un pezzo di storia dai primi anni Ottanta sino ad oggi del Metal mondiale.