Museo di Storia naturale come fu, com’è, come sarà?

Volete sapere come fu, com’è, come sarà? Seguite i lavori delle Commissioni consiliari... e non lo saprete mai. Per esempio, giovedì 25 febbraio, in Commissione sesta, presieduta dall’ Avv. Rosario Russo, si discuteva del destino del Museo di Storia naturale. Un patrimonio immenso: collezioni, laboratori, biblioteca (fino a ieri riceveva mille riviste scientifiche in scambio, da tutto il mondo: ora non più, perché non ha più una sua rivista da offrire in dono). Et voilà! Un altro morto: dal verone di Verona, immagino che Tosi contempli le sue macerie, come Nerone i resti fumanti di Roma incendiata. Chi ha deciso che palazzo Gobetti in Corso Cavour fosse svenduto per una pippa di tabacco (2-ottobre-2009/palazzo-gobetti-venduto-6,4-milioni-euro-), e tutti i reperti spostati, in parte all’Arsenale, e con dispendio di pubblico danaro? Ma per far cassa, si sa… Cassa di qua, cassa di là, tutto viene cassato e tutto viene distrutto. Ma adesso, avanza Castel San Pietro, e il Museo andrà lassù, raggiungibile con la ripidissima cremagliera. E’ di soli 6.000 mq lo spazio riservato al Museo. E il resto? Il resto, chissà… Intanto il Palazzo Pompei Lavezzola, che ne ospita la parte maggiore, è stato messo in vendita, per far cassa. Se non che, anche la Cassa depositi e prestiti si è stufata di Verona, e offre troppo poco: 11 milioni, contro i 20 richiesti. Per ora, tutto fermo e immobile, nel rigor mortis previsto a Verona per ogni cosa che cominci per C. C come cultura, s’intende.

L’idea che un museo sia la sua parte visibile, quella destinata all’ostensione (quella che fa cassa coi biglietti, e crea l'indotto), ebbene questa è un’idea ignorante, becera, funesta. Ma è in conformità a tale idea che si riservano 6000 mq per le eccellenze da mostrare, e si manda in malora il resto. Del resto, manca il personale, la sezione di Botanica non ha più un conservatore dal lontano 1998, e sopravvive grazie a un Tecnico. Museo vuol dire teste pensanti, ricerca scientifica, comunità di scambi: è così per Castelvecchio, è così per la Biblioteca Civica, è così per il Museo archeologico. Pensare che i Musei e le Biblioteche siano istituzioni paragonabili a salotti buoni, è un’idea ignorante, deleteria. Costruisce macerie. Sotto il verone, niente. E così, che si fa? Presi da sgomento, ma non troppo, guardiamo all’esterno: anzi, all’estero. Via,  perché il Trentino, si sa, con tutti quei soldi… Trento, Muse, il suo direttore e qualcuno dei dipendenti o ex dipendenti di Verona, : si parlano, hanno fatto sinora vari incontri, per mettere a punto una convenzione, che ha carattere consultivo, e non economico. Formule misteriose, per noi comuni mortali, a cui però vien il sospetto che il  direttore del Muse, in cambio di qualche idea (ma per fare che? e con che soldi? 4 milioni servono per l’allestimento a Castel san Pietro, 7 per sistemare il resto. Ma dove? Più Iva, sì, più Iva, ci rincuoriamo ricordando l’Iva). Insomma, a noi ci viene il sospetto che quelli di Trento, in cambio di qualche nozione sul fare (ma l’età media dei dipendenti del Muse è di anni 38), si portino a casa qualcuno dei reperti che al loro museo mancano, e che qua non si sa dove buttare. Pensiamo al peggio, noi che assistiamo in Sala blu, perché nessuno sa niente, e perché tutti si chiedono come sarà. Il funzionario comunale di turno, zelante, non fa un plissé, racconta, come fanno sempre anche i suoi colleghi in analoghe circostanze, la favola bella che ieri t’illude e oggi t’illude, o verone! Persino il consigliere Ansel Davoli (lista Tosi, sic) si chiede come nacque, con quali prospettive, l’accordo tra Fondazione Cariverona e Comune per il trasferimento del Museo sul colle. A lui, lo ammette, gli manca la campana della maggioranza, la sua. Invoca la presenza degli assessori competenti: Toffali, Paloschi. Invoca chiarezza. L’avrà, il povero Davoli, quando le macerie saranno incendiate, forse allora. Né otterranno chiarezza o informazioni i membri della Commissione di vigilanza del Museo: vengono in Commissione VI per capire o carpire qualcosa di più. Ma è poco quello che ricavano. La palazzina 12 della corte Est dell’Arsenale, ecco, quella pareva che dovesse ospitare il grosso del  patrimonio di Palazzo Pompei Lavezzola. In assenza di notizie e progetti, dice il presidente del Consiglio comunale, Luca Zanotto, meglio che tutto resti com’è e dov’è. Insomma, non ci resta che piangere e scrivere: scriviamo la storia dei palazzi svenduti, delle istituzioni culturali affondate, dei beni di famiglia ridotti a brani per far posto alle trattorie e non invece alle Accademie o alle biblioteche (Palazzo Salvi Erbisti di Via Leoncino). Magari a raccontarla, una storia così, ci facciamo ricchi. Abbiamo pronta, per l’introduzione, la novelletta che ricorda il consigliere Bertucco: c’era una volta l’assessore Tuchtan, in forza ad An. Voleva vendere tutto, smantellare tutto, e fare, relativamente ai musei, soltanto visite virtuali. Non c’è che dire, un profeta in patria.

Cristina Stevanoni