Morrissey@ Gran Teatro Geox di Padova 22 ottobre : Live Report

Un concerto di Morrissey oggi è un’esperienza complicata ed esaltante allo stesso tempo. Vorresti vederlo come trent’anni fa, al fianco di Johnny Marr, in quella band fondamentale per la musica inglese e non chiamata Smiths, vorresti sentire con le tue orecchie “Bigmouth strikes again” o “There is a light that never goes out” almeno una volta nella vita. Invece hai a che fare con il presente: una carriera solista con lavori di pregevole fattura, non ultimo il recente “World peace is none of your business”,  un artista che non rimpiange il passato ("preferirei mangiare i miei testicoli che riformare gli Smiths -cit”) e una terribile recente dichiarazione relativa alla sua battaglia contro il cancro.

Il concerto inizia con un filmato vintage proiettato su un tendone bianco che copre il palco del Gran Teatro Geox di Padova, ultima tappa del suo mini tour italiano trionfale in sette date.  Lo spettatore è catapultato nel  mondo di Morrissey: da Nico, a Charles Aznavour, dai New York Dolls a Brian Eno. Poi corride, cabaret, poesie e deliri collettivi dopo la morte dell’odiata Thatcher.  Cade il telo ed eccolo entrare in scena  con una band americana di altissimo livello. Riceve l’abbraccio del pubblico ed azzera la distanza con il suo fastoso passato : non ha perso  un grammo del suo carisma, tiene il palco con eleganza magnetica e attacca “Hand in glove” con la sua voce cristallina e perfetta. Un brano da “Viva Hate”, forse il miglior disco pubblicato post Smiths, “Everyday is like Sunday”, ed inizia la sequenza di canzoni estratte dall’ultimo lavoro, saranno in tutto otto quelle presentate stasera,  dalla vivace e ritmata “Kiss me a lot” a “The Bullfighter dies”, con sonorità spagnoleggianti e chitarra flamenco.

Il miglior Morrisey emerge con “Trouble loves me”, vetta  emotiva del concerto , un brano che non ha nulla da invidare alla migliore produzione smithsiana, cantata da Moz in modo superbo, con la sua voce suadente ad accarezzare le note malinconiche del pianoforte. Ringrazia spesso, non manca qualche siparietto in tipico british humour, come quando chiede se Padova sia una bella città..lui non ci crede,  avendo  visitato solo la zona industriale limitrofa al teatro.

Il set è chiuso da “Meat Is Murder”, seconda cover degli Smiths e manifesto della sua etica pro-vegetarianesimo (il menù del ristorante del  Teatro questa sera non prevede carne animale, come espressamente richiesto dall’artista). Una canzone che esalta il talento compositivo di Morrissey, evocativo ed immaginifico, con l’ausilio di atroci video di animali assassinati senza pietà. Un finale dedicato alla crudeltà umana, esemplificata con immagini volutamente cruente, una canzone che Morrissey canta con tristezza dolente, animato da indomabile tenacia nel combattere la  battaglia di una vita. Una tristezza dolente che si sposa magnificamente anche con l’altra battaglia che sta combattendo da vero guerriero, contro la malattia che lo ha colpito. In platea si respira un’aria smarrita, è palpabile il senso di impotenza di fronte alle ingiustizie della vita, che potrebbe privarci di un artista di questo livello, capace di emozionare come pochi al mondo sanno fare.

L’unico bis di Moz per salutare il suo pubblico è “One Day Goodbye Will Be Farewell”: si strappa la camicia in tipico stile rock’n’roll e riceve l’abbraccio dei fans adoranti, che lui ringrazia perché molti lo hanno seguito durante tutto il mini tour italiano. “One day Goodbye Will Be Farewell”…possibilmente il più tardi possibile, Steven Patrick.