Manuel Agnelli, Rodrigo D'Erasmo e Xabier Iriondo @Botanique , Bologna 14 luglio - Live Report

Il giardino del Botanique di Bologna, rassegna estiva firmata Estragon, ospita uno spettacolo unico, intenso e fragile. Fragile lo ha definito appunto Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, coadiuvato dal violino di Rodrigo D'Erasmo e dalla chitarra di Xabier Iriondo (praticamente la band senza sezione ritmica), ringraziando il pubblico per la partecipazione attenta e rispettosa. Non tutti hanno il coraggio o il talento per mettersi a nudo e spogliare le architetture rock che i fans amano, proponendo versioni più intime, non per questo meno significative. Manuel Agnelli porta per mano il suo pubblico in un mondo in cui convivono per un paio d'ore Gramsci, Ginsberg, musica da camera, improvvisazione e grandi canzoni. E' uno show che celebra la crescita artistica degli Afterhours, l'unico gruppo italiano che può dirsi davvero libero nelle scelte artistiche, l'unico ad avere un approccio internazionale, capace di rinnovarsi anche dolorosamente, senza perdere di vista l'importanza del progetto musicale. La platea è rapita, visibilmente emozionata per quello che risulta essere l'unico concerto di Manuel, Rodrigo e Xabier dell'estate (la sola data prevista in full band e' a Modena a metà settembre). Le letture sono dedicate al tema dell'identità, tra impegno, indifferenza e vuoto esistenziale, sociale, culturale. Le riflessioni dei presenti sono interrotte dalle canzoni, che travolgono in tutta la loro bellezza, ennesima dimostrazione del fatto che qualunque vestito indossino, quando il livello di songwriting e' quelle de "Le jene", "Hai paura del buio?" e "Quello che non c'è", risultano magnifiche. Agnelli si scalda via via e si destreggia egregiamente tra chitarra acustica e pianoforte, dando il meglio di se' nell'unica cover della serata, una incendiaria "State Trooper" in solo, che ricorda e fa rimpiangere l'urgenza espressiva di Springsteen in versione Nebraska.
Xabier Iriondo accompagna il resto del set con la potenza della sua chitarra, mai eccessivo nei suoi interventi alla consolle di distorsioni e improvvisazioni sonore. Rodrigo D'Erasmo e' un gigante questa sera, il suo violino classico diventa all'occorrenza ukulele, batteria, basso dimostrando un raro eclettismo. In scaletta ascoltiamo tra le altre "Bianca", "Costruire per distruggere", "Strategie", "Bye Bye Bombay", quest'ultima da brividi, lievemente scalfita dell'inevitabile karaoke, che Agnelli ha ormai evidentemente imparato a digerire. 
Il primo bis e' impreziosito dalla lettura di un brano estratto dall'agenda rossa, scritta dal fratello del giudice Borsellino (il19 luglio e' l'anniversario della strage), poche righe che ci ricordano come il terrore sia sempre funzionale al potere e a chi lo manovra. Un'immagine di Falcone e Borsellino viene esposta sul palco da un membro dello staff visibilmente commosso dal ricordo proposto dai tre e il pubblico risponde con un'ovazione. "Padania" e "Quello che non c'è" chiudono lo show trionfalmente, ma nessuno si muove di un passo. Il secondo bis e' d' obbligo, Manuel esce dichiarando di voler sfidare i vigili mostrando ipotetiche manette e saluta l'impressionante folla accorsa con "Voglio una pelle splendida". Gli Afterhours, seppur in versione ridotta, si dimostrano padroni delle grandi arene rock, come dei teatri, come delle locations più intime. La fragilità mette a nudo, avvicina, avvolge e coinvolge. Chapeau.

Elena Castagnoli