Maledetta e assassina, la guerra

Prima della Grande Guerra, un massacro di tali dimensioni, capace tramite l’utilizzo della tecnologia più avanzata di inghiottire enormi risorse e masse intere di uomini per la durata di quattro lunghi anni, era impensabile. Un evento traumatico, che ha lasciato dietro di sé, nelle generazioni che si sono trovate a viverlo, tracce indelebili. Così come profonde e drammatiche sono state le conseguenze e le trasformazioni indotte da una così vasta mobilitazione di uomini, risorse ed energie imposta dagli Stati, dagli eserciti, dagli industriali e dalla mobilitazione guerrafondaia. Accanto all’orrore provato dai singoli, restano però tracce consistenti anche del rifiuto individuale e collettivo, in una vasta gamma di comportamenti: diserzione, renitenza, insubordinazione, paura, fuga, ammutinamento, autolesionismo, non-collaborazione, indisciplina, scioperi, tregue spontanee. Di pari passo, cresce la repressione e il controllo da parte dello Stato: decimazioni al fronte, processi e condanne, manicomio, domicilio coatto, militarizzazione del lavoro. La guerra che doveva eliminare l’idea di guerra non sarebbe stata l’ultima. E niente sarebbe stato più come prima.

Di questo si parla sabato 5 dicembre alle 18 a La Sobilla (Salita San Sepolcro 6/B, vicino Porta Vescovo) durante l’incontro dal titolo “Maledetta e assassina. La prima guerra mondiale negli occhi di chi l’ha subita” con Elena Iorio, storica che discuterà sul tema “Classificare e punire”, e Ilaria La Fata, storica, che interviene sul tema “Scemi di guerra. Tra follia e ribellione”. Ingresso libero con tessera consigliata.