Le ultime precisazioni di Enrico De Angelis sulla disputa per la serata del 4 gennaio

Non sempre le cose vanno come è nelle nostre intenzioni e sicuramente la serata del 4 gennaio in memoria di Alba Avesini, organizzata dal marito Enrico De Angelis, ha avuto uno svolgimento che non era esattamente quello desidarato. Non parliamo ovviamente della riuscita artistica della serata, ma di tutte le polemiche che ne sono scaturite.
Abbiamo dato voce ai protagonisti della vicenda e l'ultima battuta, per questioni di par condicio, è quella di De Angelis.
Sulla la pagina fb della radio si possono leggere anche tutti i commenti suscitati dalla pubblicazione delle varie posizioni.

Cerco di precisare sinteticamente alcune cose.

1. Le “prenotazioni” che Saturni definisce “misteriose” le ho chiarite nel mio precedente scritto, quindi non dovrebbero più essere misteriose.

2. Non ho difficoltà a usare le 5 lettere della brevissima parola “scusa”. Alla prima (e finora unica oltre a quella di Saturni) comprensibile lagnanza pubblica sull’accaduto, quella dell’amico Mauro Dal Fior, ho risposto iniziando testualmente con queste parole: “Non posso che chiedervi scusa.” (vedi link https://www.facebook.com/events/390889654407058/permalink/395773770585313/ ) Ciò perché mi rendo conto del disagio subìto da molti, del quale ho cercato di spiegare le ragioni. Ero convinto che anche nel rammarico espresso in risposta a Saturni fosse compreso pure quel concetto.

3. E’ assolutamente infondato che “nessuno degli organizzatori si sognava di dar loro spiegazioni”. Abbiamo passato tre quarti d’ora, in varie persone (magari a turno), a interloquire con gli astanti per spiegare che cosa stava succedendo. Ho moltissime foto che lo provano. In quel lasso di tempo non si contano i “mi dispiace” che abbiamo pronunciato, e probabilmente anche gli “scusate” (anche se al plurale prende ben 7 lettere), benché francamente non me lo possa ricordare esattamente.

4. Escludo di aver fatto passare il mio interlocutore come “gretto” e “insensibile” solo per avergli risposto. Non c’è nulla nel mio scritto che possa indurre qualcuno a qualificarlo così. (Forse Saturni si riferisce a un altro post, non mio.)

Invio agli amici di Radio Popolare una delle tante foto di quei momenti concitati. Che cosa si può pensare che facessimo, noi organizzatori, davanti al pubblico rimasto fuori dalla porta, se non dargli spiegazioni, rammaricarsi e scusarsi? La foto che ho scelto è una dove ostento l’ora sul mio orologio. Una foto può parlare anche senza voce: è intuitivo che stia dicendo “aspettiamo fino alle nove meno cinque per vedere se si liberano posti”.

Grazie della pubblicazione

Enrico de Angelis