Le ragioni e il rammarico di Enrico de Angelis, ma la polemica non si placa

Come avevamo auspicato sono arrivati i chiarimenti di Enrico De Angelis,anticipati da un lungo post sulla pagina fb della radio. Però, secondo Pasquale Saturni, quanto scritto dal direttore artistico del Club Tenco non basta per mettere la parola fine. Pubblichiamo quindi le spiegazioni di De Angelis, seguite dalla contro risposta di Saturni.

Sono molto molto rammaricato per tutte le persone che non hanno potuto entrare la sera del 4 gennaio in Sala Maffeiana, tra le quali c'erano anche molti miei carissimi amici per cui non ho potuto fare niente. E' un neo che mi resta nel ricordo di una serata altrimenti bellissima e per me molto importante anche sul piano personale.

Non posso che scusarmi con tutti per questi inconvenienti. Ma leggere che l'oggetto della protesta di Pasquale Saturni è "sconcertante bidone di Enrico de Angelis" mi fa amaramente sorridere. Ecco in che consiste il "bidone". Come scritto ovunque, il 4 gennaio era l'anniversario della scomparsa di mia moglie Alba, e ho deciso di ricordarla con un concerto tutto su Léo Ferré, alla quale lei era legata. Ho organizzato tutto con l'aiuto logistico di tre o quattro amici di mia moglie e, dal punto di vista economico, completamente da solo.
Non avrei mai raccontato questo se non ne fossi ora costretto: ho deciso di stanziare di mia tasca l'intero costo dell'evento, ovvero alcune migliaia di euro (service, costi vivi degli artisti, vitto e alloggio per tutti, Siae, personale di sala, security, ecc); e siccome non mi interessava rientrare nemmeno con un centesimo, ho voluto l'ingresso libero, come un regalo innanzitutto a tutte le persone che ricordano mia moglie e, là dove possibile, per il resto della città nel caso fosse stata interessata. Ho chiesto e ottenuto la Sala Maffeiana – a posteriori rivelatasi insufficiente - perché mi sembrava la più adatta al contenuto artistico del concerto, e inoltre per un motivo sentimentale: nella stessa sala i Têtes de Bois avevano già tenuto un concerto proprio nell'anno della scomparsa di mia moglie.

Quando la notizia ha iniziato a circolare, le persone che hanno conosciuto mia moglie e la ricordano con affetto e stima hanno cominciato a chiederci di tener loro dei posti. Ho acconsentito perché indubbiamente erano quelli i primi destinatari dell'evento. Pian piano però queste persone sono progressivamente aumentate di numero, sempre più, fino a livelli che, lo confesso, non avrei mai immaginato. Ho fatto un errore di previsione, e questo è stato indubbiamente il mio errore. Ma finché restavamo entro i 250 posti di capienza della sala, ho continuato ad accettare queste "prenotazioni" che ritenevo privilegiate perché la prima ragione dell'evento, la memoria di una persona, era indirizzata proprio a loro. Poi ho fatto un altro errore di valutazione: conosco Verona e ho molta esperienza di spettacoli, ma non avrei mai pensato che ci potesse essere tanto altro pubblico "normale" interessato a un concerto di canzoni di Léo Ferré cantato dai Têtes de Bois; al contenuto del programma artistico, cioè, e non tanto al ricordo della persona dedicataria. Anche per loro l'ingresso era comunque libero. Si sa che per "ingresso libero" si intende gratuito, ma ovviamente fino ad esaurimento dei posti. E i posti rimasti erano pochi. Che peccato.

Abbiamo tenuto fuori dalla porta molte persone fino alle 20.55 soltanto per verificare che i cosiddetti "prenotati" arrivassero effettivamente, cosa che, come si sa nel mondo dello spettacolo, si può accertare solo all’ultimo momento; in caso contrario avremmo lasciato i loro posti agli astanti; così abbiamo chiaramente spiegato più volte a tutti (chi non accettava il “rischio” poteva andarsene subito); e così è andata per molti: man mano che si veniva a sapere o si capiva che i “prenotati” non sarebbero arrivati, i primi dei presenti entravano, con loro grande soddisfazione. Alla fine l'Accademia Filarmonica - che è pur sempre la padrona di casa - ha congedato i presenti definitivamente impossibilitati ad entrare, che a malincuore se ne sono andati, salvo pochi che hanno insistito violentemente (senza forse sapere che con nessuno di noi la violenza paga). Questo è stato il bidone che Enrico de Angelis ha fatto alla città: un concerto gratuito di alto livello nel ricordo di una persona che in molti amici, evidentemente troppi, sono accorsi a onorare; più una fetta forzatamente piccola di altri cittadini. Come qualcuno mi ha poi suggerito confidenzialmente, e come vedo ventilato in un post di Alessandro Nobis, è stato forse un errore anche quello di voler regalare al pubblico l'ingresso gratuito. Se ci fosse stato un biglietto da pagare, probabilmente, nessun Ferré, nessun Têtes de Bois e nessuna Alba Avesini avrebbero suscitato tanti problemi. Chi fa sbaglia.
Enrico De Angelis

Se De Angelis avesse dichiarato che la serata era ad invito, nessuno di coloro che sono rimasti fuori avrebbe contestato (e tanto meno – come leggo su L’Arena - sarebbero dovuti arrivare i Carabinieri dopo le ore 21, quando io avevo già girato i tacchi). Invece la serata era preannunciata a ingresso libero e la gente che si era messa da tempo in coda si è vista sfilare davanti al naso una sfilza di gente che risultava misteriosamente prenotata, mentre nessuno degli organizzatori si sognava di dal loro spiegazioni e tanto meno chiedere scusa. È questo il problema come ho ben spiegato nella mia lettera, per altro molto contenuta nei toni e rivolta esclusivamente all’organizzazione e non certo alla persona di De Angelis e alla rilevanza culturale dell’evento. La parola “scusa” è uno dei termini più brevi del vocabolario della lingua italiana: ci vuole molto poco a scriverla e molto poco a pronunciarla. Sarebbe stata sufficiente questa parola per mettere a tacere la polemica e buttare la questione nel dimenticatoio. De Angelis l’ha voluta invece ignorare e con il suo post su fb ha cercato di rovesciare la frittata facendomi per altro passare per persone gretta e insensibile. Intendiamoci, può darsi anche che io lo sia. Ma per tanti altri motivi. Non per aver protestato contro un modo di fare offensivo e inaccettabile per porre rimedio al quale chiedevo, se pur dall’alto della mia modesta persona, una sola brevissima parola: “scusa”.
Pasquale Saturni