Le buone leggi servono, ma devono anche essere applicate

"Svuota carceri" sono state chiamate tutte le misure emesse in materia penitenziaria negli ultimi anni, ma per chi in carcere c’è la situazione non è cambiata. Sempre più detenuti che ogni giorno devono abituarsi a vivere negli spazi più ristretti, i servizi e il personale sono meno di quelli che dovrebbero essere se in carcere ci fossero 45.000 detenuti, e invece siamo più di 65.000.

In occasione dell’ultimo "svuota carceri" si è data enorme risonanza al non rientro dal permesso di un detenuto che era certificato non sano di mente, quando anche senza il nuovo decreto fra qualche mese lui comunque era già fuori. Ogni norma che è uscita, con l’intenzione di eliminare le condizioni degradanti nelle quali si trovano le carceri italiane, è stata accompagnata da una propaganda mediatica tale, che quasi quasi ho rischiato di convincermi anch’io che la norma è sbagliata. In realtà la convinzione che si deve fare urgentemente qualcosa rimane eccome.

Rimane ogni volta che vedo le persone ammassate nelle celle e imbottite di psicofarmaci per non far casino, rimane ogni volta che vedo delle persone che si autolesionano solo per dire che esistono, o che arrivano a suicidarsi perché proprio non ce la fanno più.

Tra le nuove misure, si è anche alzato il tetto dell’affidamento ai Servizi Sociali da 3 a 4 anni, che vuol dire che chi deve fare gli ultimi anni di pena potrebbe uscire con questa misura, che permette di reinserirsi gradualmente nella società, ma conosco tanti detenuti ai quali per la posizione giuridica nulla impediva di avere questo beneficio, eppure sono ancora dentro. Le buone leggi servono, ma devono anche essere applicate, perciò oltre a fare dei provvedimenti bisogna trovare la maniera che quei provvedimenti producano degli effetti.

Oggi fare il magistrato di Sorveglianza, che è quello che si occupa dell’esecuzione delle pene, è difficile, è facile che si possa trovare sulle prime pagine dei giornali per aver concesso il permesso a chi non rientra in carcere o peggio ancora chi durante l’evasione commette qualche reato. Ma per la paura di concedere il beneficio alla persona che poi non si dimostra in grado di usufruirne nel modo giusto, non si può negare il beneficio a chi ha fatto un percorso difficile in queste condizioni di sovraffollamento, proprio con la speranza di iniziare una vita nuova diversa da quella di prima. La percentuale di evasioni dai permessi è molto inferiore all’1%, ma sono invece tantissimi i detenuti nelle condizioni di usufruire dei benefici di legge già esistenti a cui viene rigettata la richiesta. Bisogna pensare anche al fatto che non applicare la legge (quando ci sono le condizioni) può portare chi le regole le ha già infrante a non credere nella legge stessa, a sentirsi sfortunato di essere stato arrestato e non invece in colpa per aver sbagliato commettendo un reato.

Çlirim Bitri
Ristretti Orizzonti