L'Altro Veneto, una storia di diritti e beni comuni

È tempo di raccontarla, insieme.

Appello per una lista di cittadinanza, alternativa ed aperta, alle prossime elezioni regionali 2015.
Intrecciamo percorsi e idee in un nuovo laboratorio diffuso, partendo dalle esperienze “altre” che (r)esistono e crescono nei nostri territori.

La crisi economica morde sempre di più, accompagnata da una crisi sociale, politica e culturale senza precedenti dal dopoguerra. L'Italia sta vivendo una preoccupante fase di riflusso, con le istituzioni in totale perdita di credibilità, l'impoverimento progressivo di ampi strati della popolazione, una riduzione sistematica dei luoghi e dei ruoli della rappresentanza, un astensionismo crescente, una rivoltante corruzione bipartisan, la progressiva soppressione dei diritti conquistati in passato e l'inarrestabile devastazione del territorio. Le nuove generazioni vengono sacrificate sull'altare del turbocapitalismo finanziario. La subalternità politica e culturale dei governi di turno alla Troika e alle politiche neoliberiste, all'interventismo dei mercati e alle politiche di austerità, affama sempre di più le popolazioni e arricchisce sempre più chi dalla crisi ci ha guadagnato fin dall'inizio.

In questo quadro la situazione del Veneto se da un lato è comune a tante altre regioni italiane ed europee, dall'altro mostra le sue particolarità e la sua specificità. Il nostro è da tempo un territorio offeso dalla speculazione, dalla corruzione e dal clientelismo, sempre più terra di facile conquista per la criminalità organizzata. È una terra violentata dal cemento imperante e dall'inquinamento selvaggio, dove in nome del profitto prolificano le grandi e medie opere e si aggredisce senza tregua il territorio.

Si privatizzano i beni comuni, si prosciugano le risorse naturali, si mettono sempre più a rischio salute, ambiente e città in nome dello sviluppo e del mercato. È una terra disumanizzata dallo sfruttamento e dal razzismo, con sempre meno lavoro, meno diritti e meno uguaglianza. È una terra dove i migranti vengono usati come forza lavoro e poi pubblicamente offesi e privati dei diritti, da una Lega Nord sempre più nazionalista, xenofoba e conservatrice, alleata del Front National francese e del nuovo zar Putin. Il famoso modello Nord-Est, portato come esempio di imprenditoria virtuosa nel mondo, vive il suo inarrestabile declino, figlio anche della globalizzazione neoliberista. Le politiche economiche imposte dalla Troika a questa Europa, che noi vogliamo rifondare su basi completamente diverse, affamano le società europee e occupano le istituzioni democratiche.

La nostra è una terra ferita, usurpata dai pochi che si ingrassano sulla pelle di chi vi abita. La nostra terra è come tutte le terre: un bene comune. Difendiamola, cambiamola, rendiamola un posto dove le vite delle persone che vi abitano e vi lavorano vengano prima dei profitti di pochi. Siamo pronti a costruire un altro Veneto, patria dei diritti e dei beni comuni, laboratorio di cittadinanza e partecipazione democratica.

In questo quadro, il Partito Democratico vive gli ultimi colpi di coda di una socialdemocrazia europea in totale crisi di identità e di prospettiva politica. Sostenitore subalterno delle politiche che hanno causato la crisi economica, la vorrebbe ora risolvere con quelle stesse misure che l'hanno generata. È come voler curare un'infezione gettando sulla ferita germi e batteri. Il governo Renzi, come i precedenti governi di grande coalizione, impone in modo autoritario misure antipopolari e sbagliate, dall'accettazione delle politiche di austerità imposta da questa Unione Europea, al Jobs Act e La Buona Scuola. Con il decreto Sblocca Italia, inoltre, il governo apre la strada alla devastazione totale del suolo e del territorio, destinando la penisola ad una colata di cemento criminale. Non vi è alcuna discontinuità sul piano economico dell'attuale governo rispetto alle scelte compiute negli anni precedenti, sia a livello comunitario che nazionale. Vi è invece un'ulteriore accelerazione delle politiche neoliberiste, un violento attacco al lavoro, al welfare e ai beni comuni, nessun avanzamento rispetto ai diritti civili e nessun investimento nella cultura e nella formazione.

Il Movimento 5 Stelle non ha saputo tradurre la sacrosanta indignazione sociale e la giusta critica nei confronti di un potere autoreferenziale e corrotto in una prospettiva politica possibile, in pratiche democratiche ed inclusive, in un'idea alternativa e migliore di società. Ha portato avanti sia istanze progressiste, sia campagne conservatrici, esprimendo un necessario desiderio di cambiamento la cui grammatica politica si é però rivelata autoritaria e miope, arroccato in difesa di una purezza individuale (l'apologia dell'onestà fine a sé stessa) ed incapace di articolare un nuovo discorso politico e culturale di grande respiro, nonché di intercettare i percorsi autorganizzati di movimento e di protesta, come nel caso del movimento NO TAV. L'onestà dev'essere una conditio sine qua non nella gestione della cosa pubblica, e per garantirla ci vogliono processi realmente democratici ed una critica all'economia neoliberista che alimenta corruzione e malgoverno. Riteniamo sia essenziale agire localmente e pensare globalmente. L'altro Veneto chiede un'altra Italia e un'altra Europa, e viceversa. Partiamo dal locale, dalle nostre città e dalla nostra regione, nel porre i mattoni per un cambiamento globale.

Il rifiuto e la critica crescente nei confronti della politica politicante, che si traduce anche in astensione dal voto, nasce in molti casi da motivazioni più che legittime, ma se non si radica e si configura in un'alternativa praticabile finisce per rappresentare una delega ancora più forte di quella espressa con il voto, dando carta bianca alla governance per decidere delle nostre vite e del nostro territorio. Il rischio di una deriva autoritaria è dietro l'angolo, con la possibile chiusura anche degli ultimi deboli spazi di partecipazione democratica. Indignarsi non basta, bisogna anche organizzarsi e, soprattutto, prendere la parola. Collettivamente. Come ci ricorda un famoso proverbio africano: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”. Questa realtà può iniziare nei nostri territori con l'Altro Veneto, quello che volta pagina e riscrive le regole del gioco.

Un'idea altra di Veneto non può che corrispondere ad un'idea altra di futuro. È quindi necessario dare vita ad un orizzonte nuovo, che rimetta al centro i temi fondamentali, reali e urgenti, per ripartire dai bisogni dei cittadini e dell'ambiente, da pratiche di democrazia popolare e dall'autonomia rispetto a poteri lontani e narrazioni aliene alla vita delle comunità.

Proponiamo di dare vita ad un laboratorio diffuso e capillare, che metta in rete tutte le esperienze “altre” che da anni vivono nei territori. Tanti sono i movimenti, i comitati, le associazioni, le liste civiche e le organizzazioni politiche che agiscono in difesa dei beni comuni, contro le medie e grandi opere, contro la devastazione del territorio, per un approccio diverso al problema dei rifiuti, per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, per i diritti umani e civili “di tutte e di tutti”, contro l'omofobia, la transfobia ed il sessismo, contro la violenza di genere ed il femminicidio, contro ogni forma di discriminazione, per la difesa della laicità delle istituzioni, per la libertà di scelta e autodeterminazione in ogni fase della vita, contro ogni forma di censura, per il diritto al lavoro, il diritto alla casa (contro il dilagare degli sfratti), contro ogni forma di tortura “di stato” e per l'umanizzazione delle pene fuori e dentro le carceri, per la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico.

Il movimento Acqua Bene Comune ci ha insegnato quanto sia importante difendere e rivendicare la gestione collettiva dei Beni Comuni, portando alla bellissima ed indimenticabile vittoria del referendum. La non applicazione del referendum, la sua lucida rimozione da parte delle istituzioni nazionali e locali, che hanno risposto con un violento giro di vite nelle politiche di privatizzazione, rappresentano una forzatura autoritaria senza precedenti, una crepa profonda nella vita democratica italiana. I partiti al governo, dal PD alla destra, hanno tradito il patto democratico e sottratto il controllo di un bene comune essenziale come l'acqua ai cittadini per garantire profitti agli speculatori privati.

Tanti i movimenti e le realtà pacifiste e nonviolente presenti nelle nostre città e nei nostri paesi, che diffondono una cultura di pace, una critica della violenza e portano avanti campagne essenziali, come quella contro gli F35. Le esperienze di lotta, anche le più piccole, anche di quartiere, spesso non trovano un luogo politico più ampio, un contesto in cui condividere la propria battaglia con altre esperienze simili, battendosi contro gli effetti di una stessa logica distruttiva. Molteplici e sparpagliati sono i percorsi di consumo critico, di autoproduzione, di riciclo e riuso, di nuove culture e colture sulla terra e i suoi frutti. Nella nostra regione sono presenti molti Gruppi di Acquisto Solidale, o altre iniziative simili che camminano nella stessa direzione. Agricoltura contadina e/o biologica, filiera corta e km0 hanno bisogno di proposte politiche all'altezza della sfida. Il legame con il territorio, non in termini identitari e demagogici, ma da un punto di vista democratico e solidale che metta le persone e l'ambiente che le ospita al centro, è un rapporto vivo che va quanto prima ritrovato, coltivato, rivendicato.

Alcuni punti programmatici ci sembrano dirimenti. No alle grandi (e medie) opere, dal TAV al MOSE, passando per tutte le altre. Consumo di suolo zero, nella nostra regione governata da una Lega che aveva come slogan “Padroni a casa nostra”, e che invece ha fatto gli interessi della propria classe politica e degli speculatori (il caso di Verona con le tante bufere giudiziarie in corso è emblematico...), depredando il territorio di suolo e di vita. Sarebbe stato più azzeccato lo slogan “Predoni a casa nostra”! Non un metro cubo di cemento in più, considerando anche i tanti edifici abbandonati e le tante case sfitte che ci sono nelle nostre città e relative province. Riconversione produttiva, per produrre meno e meglio, nel rispetto dell'ambiente e di chi lavora. Le tante produzioni manifatturiere della nostra regione possono essere riconvertite in nome del bene comune, affinché producano beni utili alle comunità in modo sano. Elaborare e diffondere la cultura del limite, contro l'ideologia industria lista della “crescita” infinita che ci condanna ad una corsa folle verso l'autodistruzione. Proponiamo di aprire un tavolo regionale di discussione su cosa, come e per chi produrre. Contro l'obsolescenza programmata, che produce beni destinati a durare poco per essere rapidamente cestinati e sostituiti, è necessario uno sforzo di progettazione per produrre artefatti riusabili e riparabili. No agli inceneritori, ma favorire e incentivare nuove forme di riciclaggio, riuso e raccolta differenziata. È necessario, per fare tutto questo ed altro, avviare e sostenere un piano di finanza pubblica. I servizi locali, la sanità (dove verranno tagliati ulteriormente i posti letto) e la scuola pubblica, il welfare regionale, le risposte necessarie alla povertà crescente, sono questioni cruciali per il futuro della nostra regione. La regione ha inoltre competenze specifiche sulla mobilità, dove è ora più che mai necessario rilanciare e potenziare il trasporto pubblico per una mobilità sostenibile e che risponda alle esigenze di lavoratori e studenti, pendolari e cittadini.

Difendere e creare forme e luoghi di lavoro che tutelino la dignità delle persone e il territorio. È possibile creare posti di lavoro stabili e veri con la salvaguardia ambientale, con opere di ripristino e recupero ambientale, attraverso la tutela e la manutenzione dell'esistente. Urgono interventi in difesa del suolo e di messa in sicurezza del territorio. Posti di lavoro si possono creare puntando al risparmio e alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti, a partire da quelli pubblici (centinaia di posti di lavoro per artigiani locali e formazione di nuove professionalità attraverso corsi professionali), e alla diffusione delle energie rinnovabili con incentivi anche a livello domestico. Possibilità di posti di lavoro vi sono anche coltivando l'immensa potenzialità del turismo verde, a basso o zero impatto ambientale (a piedi, in bici…), formando e valorizzando figure come le guide ambientali escursionistiche e con la diffusione di agri-ostelli a prezzi popolari (a Verona, ad esempio, l'attuale amministrazione punta solo ad un turismo “selfie con bacio sotto al balcone di Giulietta” e vi è un unico ostello gestito dalla curia ed è sempre tutto esaurito tutto l'anno... e stiamo parlando della quarta città turistica d'Italia!). Con il recupero e la tutela di spazi pubblici abbandonati e/o di pregio storico da gestire in modo pubblico, come beni comuni, si possono creare posti di lavoro dignitosi per chi lavora ed utili alla collettività. Coniugare lavoro e ambiente, questa è la nostra scommessa per il futuro!

È importante inoltre capire e contrastare fenomeni sociali in rapida espansione, come le patologie legate al gioco, una vera e propria truffa mortale legalizzata, il disagio giovanile, la solitudine e la malattia delle persone anziane e/o portatrici di handicap che pesano interamente sulle singole famiglie, nella totale assenza di un discorso pubblico adeguato, e tante altre emergenze rimosse che compongono il mosaico a tinte fosche della realtà contemporanea.

Vi invitiamo quindi a ragionare con noi su come interpretare e dare corpo al sogno di un altro Veneto, sull'opportunità di un intreccio meticcio di molteplici percorsi locali, sulla definizione di un programma organico che restituisca un progetto complessivo per il governo della regione, sulle forme organizzative migliori per non replicare errori del passato e dotarci di un metodo orizzontale, condiviso ed efficace per camminare insieme.

Elaboriamo insieme un nuovo lessico per prendere la parola sulle nostre vite e sul nostro futuro. Dopo l'Altra Calabria e l'Altra Emilia-Romagna, tante esperienze analoghe stanno prendendo forma in altre regioni in vista delle prossime elezioni regionali. Crediamo che si possa dare vita ad esperienze politiche ed elettorali autorganizzate, originali e territoriali, in grado di riconoscersi in una comune battaglia nazionale e, soprattutto, europea. Dal particolare al generale, e viceversa.

Questa è una riflessione aperta, un invito ad incontrarci e confrontarci. Crediamo che la cosa migliore sia partire davvero dai territori, dai percorsi concreti, dai luoghi reali. Proponiamo quindi a tutte le persone e le realtà interessate di attivarsi nei territori per ragionare sulla proposta qui abbozzata e di inviarci riscontri, critiche e contributi all'indirizzo veronapertsipras@gmail.com.

Che l'idea dell'Altro Veneto prenda il largo spinta dai venti e dalle correnti e possa rispondere al bisogno diffuso di partecipazione e cambiamento. Siamo convinti che dividerci sia una scorciatoia cieca, mentre contaminarci e unire culture, proposte e vertenze sia la strada da percorrere. Con lenta impazienza, con determinazione e, perché no, anche con la giusta dose di sana follia.

L'Altra Verona per i Beni Comuni
(già Comitato Verona per Tsipras)