La vedova scaltra del Teatro Scientifico celebra l'altezza della commedia... e della donna

Donna di un'altra statura la vedova scaltra portata in scena ieri sera al Teatro Camploy nell'innovativo allestimento del Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio di Verona.
Il ponte che si proietta dal palco alla platea, sottolinea con forza ciò che caratterizza l'intera opera: il passaggio, la transizione.  Il passaggio tra la commedia delle maschere e la commedia di carattere, la transizione dall'originaria condizione di schiavitù di Rosaura alla libertà. Sì, perché  Rosaura sceglie di scegliere e questa è la sua forza e qui si trova la sua modernità. Infatti se “è troppo barbara quella legge che vuol disporre del cuore delle donne a costo della loro sventura” e benché in bilico, la protagonista sa trovare la forza per costruire quel ponte che la proietterà verso il futuro con avvedutezza, ma senza rinunciare al sentimento, attraverso caratteristiche di astuzia e di fascino peculiarmente femminili. Le donne costruiscono ponti, mentre gi uomini si sfidano a duello.
La statura morale di Rosaura domina la scena sottolineata dalle altezze delle gonne, sotto le quali avvengono i giochi degli uomini, sotto le quali si trova riparo e che rimandano all'immagine della chioccia che compiaciuta e consapevole tiene i suoi pulcini sotto le ali.

Il ritmo e la velocità della commedia sono piacevolmente sottolineate ed esaltate dalla musica eseguita dal vivo in un'ordinata sarabanda  di suggestioni. Splendida l'interpretazione dei protagonisti perfettamente calati nel ruolo delle parti con un'Isabella Caserta in stato di grazia assoluto.
Indovinato e di grande gusto il taglio registico dato alla commedia da Jana Balcan e Isabella Caserta, taglio che riconferma la vocazione di ricerca e sperimentazione del Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio anche attraverso il classico goldoniano. Un allestimento che, sicuramente, potrebbe trovare degna collocazione sul palco del Teatro Romano durante l'Estate Teatrale Veronese.

Insieme a Isabella Caserta hanno dato vita alla commedia Elisa Bertato, Martina Colli, Andrea De Manincor, Francesco Laruffa, Maurizio Perugini e Stefano Soprana, qui riportati in rigoroso ordine alfabetico, ma tutti ugualmente degni di menzione.
Una menzione speciale va poi alle musiche dal vivo con Mattia Cominacini (batteria), Matteo Lonardi (basso), Niccolò Sorgato (chitarra), Oscar Vallisari (voce), Davide Veronese (tromba) e Willi Veronese (sax baritono).
I costumi di Mariana Berdeaga hanno anch'essi sottolineato con rigore il passaggio dal vecchio al nuovo, o meglio dalla tradizione alla modernità.
Ed infine non possiamo non citare le scene del Laboratorio Teatrale, le maschere di Donato Sartori e della Fucina dei Miracoli.

 Il ritratto della “Vedova” sul manifesto dello spettacolo è del pittore Maurizio Zanolli.

La foto usata per questo articolo è di Laura Toffaletti.