La rimozione del memoriale di Auschwitz

Care amiche cari amici
che avete letto, firmato o diffuso questo appello,  desidero, personalmente e come vicepresidente nazionale dell’Associazione ex Deportati nei campi nazisti (Aned), che il Memoriale ha pensato, voluto, commissionato ai migliori artisti di fama del momento (tra l’altro alcuni di loro a propria volta deportati e membri Aned, come Ludovico di Belgiojoso e Primo Levi), offrirvi alcune informazioni più complete sulla lunga e dolorosa vicenda rispetto a quelle contenute nel purtroppo tardivo appello di Gherush. 

Aned, l’Associazione che riunisce gli ex deportati, i familiari dei deportati uccisi e chi intende salvaguardare la Memoria della Deportazione, nel 1980 ha di propria iniziativa e con propri mezzi progettato e costruito nel blocco 21 del Campo di sterminio di Auschwitz destinato all’Italia un Memoriale della deportazione. Lo ha fatto perché lo Stato Italiano non ha prima di allora pensato a un ricordo delle deportazioni nel luogo assurto a simbolo, ed ha scelto di non fare un’opera didattica, ma fortemente simbolica e coinvolgente, affidandone la realizzazione all’ingegno e alla passione di uomini di indiscusso valore internazionale, come Primo Levi, Lodovico Belgiojoso, Luigi Nono, Nelo Risi, Pupino Samonà e altri.

 Qualche anno fa la direzione del Museo statale di Auschwitz ha emanato delle linee guida cui devono attenersi i Memoriali dei vari paesi e ha intimato ad Aned di ‘adattare’ (censurare?) il proprio Memoriale, cosa da noi rifiutata sia perché non si ritocca un’opera d’arte, sia perché, al di là delle parole, abbiamo intravisto la volontà di ‘purgare’ un’opera politica che delle deportazioni intende spiegare motivazioni, genesi, responsabilità, dando il giusto rilievo all’antifascismo. Certo non è estranea a queste nuove regole la nuova costituzione polacca.

La libertà di pensiero e di espressione di cui godiamo nel nostro Paese discendono anche dal sacrificio e dal martirio degli 8000 ebrei e dei 32000 uomini e donne italiani deportati perché oppositori del fascismo e del nazismo, ma l’Italia nulla ha fatto contro una violazione dell’espressione artistica e della verità storica proprio là dove tanti deportati hanno sofferto e sono stati uccisi.

Così dal luglio 2012 la direzione del Museo statale di Auschwitz ha deciso la chiusura del  Blocco 21 del Lager che ospita il Memoriale ai deportati italiani, rendendolo inaccessibile al pubblico. Un anno fa ne ha ordinato lo smantellamento.

 L’ Aned, proprietaria esclusiva del Memoriale, ha rigettato e rigetta con sdegno ogni tentativo di riscrivere la storia e ogni ipotesi di censura dell’opera, che va salvaguardata nella sua integrità, nel rispetto del progetto originario. 

Preso atto con indignazione ed enorme rammarico dell’indisponibilità della Direzione del Museo di Auschwitz, ANED -che da oltre 10 anni conduce trattative con tutti i governi italiani che si sono succeduti per stimolare una presa di posizione ufficiale, senza successo- ha avviato  negoziati con la Presidenza del Consiglio, con la Regione Toscana e con alcuni Comuni per salvare il Memoriale trovandogli una nuova dignitosa collocazione in Italia, dove possa continuare a testimoniare la Memoria della Deportazione ed essere meta di pellegrinaggi, soprattutto da parte di scuole di ogni ordine e grado.

Rispettando i tempi imposti dalla direzione del Museo, che ha disposto lo smantellamento dell’opera, ANED ha scelto una collocazione offerta dal Comune di Firenze (tra i tanti contattati), con l’obiettivo di riallestire ed esporre nuovamente al pubblico l’opera al più presto.

A questo punto, dopo un decennio di lotta solitaria e senza essere riusciti nonostante le numerose lettere, conferenze stampa, interrogazioni parlamentari, ad interessate la grande stampa e ad aprire questo dibattito nel Paese, abbiamo iniziato a vedere le tardive iniziative di Gherush che, a questo punto, diventano controproducenti, visto che si frappongono a un percorso ormai molto faticosamente avviato, creando incomprensione, confusione, ritardi nelle decisioni del Ministro Franceschini, frizioni e disaccordi.

 Aned auspicherebbe invece una collaborazione sincera, sull’unico obiettivo comune ormai possibile: quello di salvare dalla distruzione il Memoriale, rendendolo accessibile nelle migliori condizioni in Italia, nell'unico posto che con tutta la buona volontà abbiamo trovato, e cioè Firenze.

Dando notizia del ritiro abbiamo scritto al direttore del Museo che presto migliaia di persone potranno visitarlo in Italia e valutare di persona l'enormità del delitto compiuto sfrattandolo e imponendone la rimozione dal Blocco 21: una decisione infamante per chi l’ha presa e offensiva per tutti i deportati e le deportate italiani.

E' proprio con questo spirito che ci muoviamo, con l'obiettivo che il nuovo allestimento sia all'altezza del valore dell'opera; che l'apparato storico e didascalico consenta a tutti di valutarla e apprezzarla; che non vada perduto lo sforzo di creazione e di elaborazione che attorno all'Aned grandi personalità della cultura, della deportazione e dell'arte coagularono, generando questo lavoro.

 Tra poche settimane dovrebbe partire da Auschwitz il Tir coi pezzi della spirale (dico dovrebbe perché in questa vicenda gli intoppi, anche economici, sono stati migliaia!): gli obiettivi di salvare l'opera e di valorizzarla al massimo sono ormai gli unici realisticamente percorribili e perderà di senso ogni dibattito intorno a cosa si poteva o non si poteva fare in questi anni.

ANED ha fin da subito avanzato la richiesta che l'opera restasse ad Auschwitz. E che proprio per questo, riconoscendo come pochi altri, concretamente, il valore straordinario, siamo determinati a salvarla e a garantire la migliore delle esposizioni possibili. Lasciarla ad Auschwitz oggi vorrebbe dire vederla distruggere.

 Vi ringraziamo della vostra disponibilità per salvare il Memoriale e la memoria delle Deportazioni e vi sentiamo al nostro fianco in questa lotta, per cu vi prego di far avere questa mia ‘cronistoria’ a quanti hanno ricevuto e firmato l’appello.

Tiziana Valpiana
Vice presidente nazionale Aned

Appello per la salvaguardia del Memoriale Italiano di Auschwitz 

La risposta del Ministro Franceschini all'Appello per la salvaguardia del Memoriale Italiano di Auschwitz 

Altra documentazione su questo scandalo, esemplare della deriva revisionista in atto nella Unione Europea