La qualità del sistema socio-sanitario veneto traballa

Pubblichiamo la lettera inviata da Cgil Cisl e Uil del Veneto al Presidente della Regione Veneto, al Presidente del Consiglio Regionale, e ai Capigruppo Consiliari della Regione del Veneto sul tema della riforma della Sanità e Pdl 23. Tema che provoca una situazione di stallo producendo effetti negativi sulla qualità del sistema socio-sanitario veneto.

Il disegno di legge 23 ha prodotto un confronto complesso sul sistema di governance e sugli assetti territoriali delle strutture del sistema. Il confronto tra le forze politiche prima in Commissione poi in Consiglio Regionale ha determinato miglioramenti e modifiche positive, da noi sollecitate e richieste, sul riequilibrio dei poteri, sulla titolarità della programmazione e dei controlli, sulla redistribuzione di compiti e funzioni, sul coinvolgimento e rafforzamento del ruolo degli enti e delle conferenze territoriali, sul mantenimento e la centralità dei distretti  e dei piani di zona. 

Ora sembra che questo percorso di confronto costruttivo  e di sintesi condivise si sia arenato sulla questione del numero e dell'articolazione territoriale delle ULSS, scivolando in una dialettica caratterizzata da proposte confuse e in continuo cambiamento, dalla difficoltà a individuare e motivare criteri di riferimento oggettivi e a declinarli in modo coerente e omogeneo nella realtà veneta.
Ma i tempi relativi al necessario confronto politico-istituzionale e alla definizione dei nuovi assetti non sono neutri o ininfluenti rispetto alla continuità e alla qualità del sistema socio-sanitario. 
Il prolungarsi dello stato d'incertezza sull'esito del confronto politico e l'allungarsi nel tempo delle scelte e delle decisioni non solo sta ulteriormente ritardando la piena attuazione degli obiettivi prioritari del Piano socio-sanitario regionale, dall'integrazione dei servizi socio-sanitari all'attivazione dell'intera filiera dell'assistenza territoriale  ( gli ospedali di comunità, la medicina di gruppo integrata, l'assistenza domiciliare, le centrali operative e le aggregazioni funzionali territoriali, la riforma delle IPAB ), ma sta determinando anche una sorta di paralisi nell'attività di programmazione delle ULSS, negli interventi e negli investimenti necessari, con i conseguenti effetti negativi su accessibilità e qualità dei servizi e delle prestazioni. 

Tutto ciò mentre emergono dati di bilancio preoccupanti, non si migliorano i tempi di attesa e aumentano le carenze in rapporto alla continuità assistenziale  e ai servizi territoriali. 
Per questo chiediamo a tutti i soggetti politico-istituzionali della Regione Veneto un'assunzione di responsabilità, la volontà comune di proseguire e concludere il confronto con la tempestività e la chiarezza sulle decisioni assunte che oramai la situazione richiede.