La presenza del lupo in Lessinia

Un’opportunità straordinaria che va gestita con la testa e non con la pancia

L’uccisione  delle  manze  a  Malga  Moscarda  in  Lessinia  ha  generato  reazioni  istintive  che  nulla hanno a che vedere con una seria attuazione di conservazione e gestione coordinata della presenza dei lupi. L’attenzione (e lo studio delle esperienze in Italia e all’estero)  devono  andare a creare direttrici gestionali prioritarie per la conservazione e coesistenza con le attività antropiche dei grandi predatori.

Pur  condividendo  le  preoccupazioni  associate  alle  notevoli  sensibilità  dei  singoli  allevatori  nei confronti  dei  loro  animali  riteniamo  che  vada  ridiscussa  innanzitutto  l’eterogeneità  e  la frammentazione  amministrativa  nella  gestione  dei  grandi  predatori,  a  partire  dal  non  idoneo accertamento  dei  danno  con  procedure  eccessivamente complesse  e  dispendiose  per  gli  stessi allevatori. 

Le  iniziative  volte  alla  prevenzione  del  danno  possono  risultare  completamente  inadeguate  e determinare un inutile impiego di denaro pubblico,  mentre un’accurata analisi dei danneggiamenti può  mettere  in  luce  specifiche  vulnerabilità  da  sanare.  Una  valutazione  carente  di  questi  aspetti determina,  oltre  che  un  inutile  impiego  di  risorse, anche  un  crescente  scetticismo  e  insofferenza degli operatori interessati. Necessaria diventa una valutazione complessiva delle problematiche del settore agro zootecnico.
Certo, la presenza del lupo può determinare un elevato rischio di danno, ma nelle aree di consolidata presenza del lupo solo in rari casi l’impatto economico delle predazioni è divenuta determinante nella gestione dell’economia aziendale.

Nuoce perciò ad una equilibrata politica gestionale del lupo sia la circoscrizione a pochi “addetti ai lavori” della scelta delle misure da adottare, sia la semplificazione strumentale che si fa del lupo per combattere battaglie di schieramento che non riguardano per nulla la questione lupo.
Il  nostro  sarà  un  permanente  invito  a  partire  dalle esperienze  in  atto  e  dalle  conoscenze scientifiche.  Sarà  un  invito  a  prendere  seriamente  la  questione,  astenendosi  da  proclami  di deportazione  del  lupo  che  consolidano  taluni  impulsivi  consensi  locali  ma  che  mal  nascondono l’incapacità  di  gestire  il  naturale  e  casuale  ritorno  dei  predatori  con  le  consolidate  e  importanti attività antropiche che da secoli hanno presidiato e modellato i pascoli nel rispetto di tutte le specie presenti.

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