La lezione di Bernie Sanders che vale anche per Verona

Bernie Sanders

Elezioni statunitensi, nuova sinistra radicale, alternativa in città. Di tutto questo si è parlato il 6 dicembre a Verona con Rosa Fioravante, curatrice e traduttrice del libro di Bernie Sanders, "Quando è troppo è troppo. Contro Wall Street per cambiare l'America" (Castelvecchi, 2016), nella serata intitolata "You say you want a revolution... Oltre Trump, la lezione di Bernie Sanders" ospitata da Libre! cooperativa-libreria ed emporio culturale.

L'evento, organizzato da Lia Arrigoni, Michele Fiorillo ed Enrico Bertelli, e trasmesso in diretta da Radio Popolare Verona, ha visto la partecipazione di oltre cinquanta persone, tra le quali molti rappresentanti delle forze progressiste veronesi, politiche e sociali. Un incontro per capire cosa è successo e cosa sta succedendo negli Stati Uniti, e quali indicazioni possiamo trarre in Europa e in Italia.

Dopo un brano della band rock dei Red Hot Chili Peppers –tra i sostenitori di Bernie Sanders- lanciato da Andrea Sellaroli, conduttore di Radio Popolare e curatore della diretta, Michele Fiorillo ha introdotto l’incontro cominciando col ricordare il circuito plutocratico che tanto peso ha nella democrazia americana – e rischia di averne sempre più anche in Europa e in Italia – dove soltanto 158 nuclei familiari sono capaci di influenzare a loro favore le politiche federali con i loro ingenti finanziamenti alle campagne dei candidati alla presidenza, non importa se “repubblicani”o “democratici”: la forza di Bernie Sanders è stata quella di sganciarsi da indipendente da questo circuito vizioso, capace di mobilitare lavoratori e studenti sotto la parola d’ordine del socialismo democratico e lanciando una campagna autofinanziata attraverso piccole donazioni di militanti e cittadini convinti passo dopo passo, comizio dopo comizio, porta dopo porta.

Ha poi preso la parola Rosa Fioravante che, incantando la platea, ha offerto un'analisi del voto americano estremamente approfondita, indicando come ciò che accade in casa nostra non sia poi così diverso da ciò che accade oltreoceano: “Le primarie statunitensi hanno evidenziato che esistono tre grandi modi di intendere la globalizzazione e tre grandi offerte politiche oggi in campo: 1) un grande centro pro-establishment (rappresentato in USA da Hillary Clinton) che continua a difendere la libertà del mercato di auto-organizzarsi e che ha implementato la globalizzazione neoliberista del Washington consensus (privatizzare, liberalizzare) e della trickle-down economics (sgravi fiscali per le grandi imprese e i ricchissimi); 2) una destra estrema che sostiene che la dialettica politica passi da variabili pre-politiche quali la razza, la religione e le tradizioni; 3) un polo di nuova sinistra radicale, come quello interpretato da Sanders, che intende aggredire le diseguaglianze di reddito e ricchezza per invertire il processo di scomparsa della classe media e riattivare l’ascensore sociale".

Come conseguenza, “il bipolarismo conservatori-progressisti che ha caratterizzato le liberaldemocrazie occidentali è in crisi e se non si rivede il funzionamento dei sistemi elettorali si rischia di opporre al polo della destra estrema un polo che si autodefinisce democratico e non-populista lasciando che il malessere sociale montante divenga terreno fertile per la crescita di consenso, e quindi la vittoria, proprio dell’estrema destra”. Donald Trump ha potuto trionfare proprio grazie alla rinuncia alle urne di una parte di elettorato potenzialmente favorevole ad Hillary Clinton: cittadini che non si sono accontentati di scegliere “il meno peggio” e grazie al consenso ottenuto in fasce sociali in via di impoverimento come la classe media delle aree ex industriali, la quale, al neoliberismo clintoniano ha preferito la visione protezionista di Trump, noncurante della sua xenofobia.

“La parabola di Sanders insegna che per evitare di consegnare l’Occidente a governi di estrema destra è necessaria una riorganizzazione del fronte degli sconfitti della globalizzazione, e una proposta politica allo stesso tempo anti-sistema, per raccogliere il consenso del ceto medio in via di erosione e che proponga un modello di sviluppo ambizioso che punti alla redistribuzione e all’equità sociale. Solo ricette radicali e di rottura – conclude Fioravante – raccolgono oggi il consenso dei più giovani e di coloro che si sentono traditi dalle formazioni politiche tradizionali e si rifugiano nell’astensionismo o cedono al richiamo demagogico delle destre”.

È quindi stata la volta di Enrico Bertelli che, partendo dai punti del programma di Sanders esposti in Una rivoluzione politica, il discorso di candidatura di Sanders alla nomination democratica per la presidenza degli Stati Uniti, tenuto il 26 maggio 2015 sul lago Champlain a Burlington (Vermont), ha sottolineato come le grandi urgenze politiche, le grandi sfide di fondo della sinistra, siano oggi le stesse nel mondo occidentale globalizzato, dove vi è un drammatico impoverimento della classe media, un ampliarsi progressivo e drammatico della forbice tra ricchi e poveri, tra alto e basso, ed un controllo del capitalismo finanziario sulle scelte politiche degli stati. Lavoro, delocalizzazioni, salari, redistribuzione della ricchezza e fiscalità, riforma di Wall Strett, finanziamento delle campagne elettorali, cambiamento climatico, sanità, povertà, istruzione, guerra/pace… sono questi i punti del programma di Sanders, la sua forza ed i motivi del suo seguito popolare negli Stati Uniti, e sono questi – secondo Bertelli – i temi centrali di cui deve tornare ad occuparsi la sinistra, anche in Italia.

Bertelli ha quindi fatto riferimento all'ultimo rapporto ISTAT che ci dice che più di 1 italiano su 4 è a rischio povertà ed esclusione, mettendo in relazione questo dato con l'analoga situazione americana e la vittoria del NO al Referendum Costituzionale, determinata dal voto di giovani, poveri e periferie: “tempi radicali vogliono risposte radicali. Se non lo fa la sinistra lo fa la destra, e vince”, come accaduto con Trump negli USA. Anche la sinistra scaligera deve dunque riconnettersi sentimentalmente e materialmente con la popolazione veronese, soprattutto quella che vive in periferia e che fa i conti con la disoccupazione e le troppe difficoltà economiche: “Più la sinistra si ingarbuglia nel suo politicismo, più sono convinto che serva uno slancio di razionale follia” ha concluso Bertelli, riferendosi evidentemente ai movimenti in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno.

“In tutto il mondo c’è una faglia che divide la società in sopra (chi tanto ha e tutto decide) e e sotto (chi poco ha e nulla decide): sarebbe senz’altro eccessivo parlare di una lotta di classe a Verona, ma è sicuramente parte dei nostri compiti mettere in chiaro la struttura della ricchezza e del potere - che da quella spesso dipende - nella nostra città – ha aggiunto Fiorillo - Se vogliamo una polis a misura di ogni cittadino, bisogna prima di tutto sapere da che parte stare e come ridistribuire forze e opportunità, unendo eguaglianza, libertà e innovazione nelle prassi amministrative, nella gestione dei servizi, nelle decisioni sul patrimonio comune”.

A questo punto si è aperto il dibattito, che ha visto intervenire numerosi esponenti della ‘galassia’ della gauche veronese: da Giuseppe Campagnari di Sinistra Italiana a Roberto Fasoli, già consigliere regionale PD, da Maria Pia Mazzasette della CGIL a Paolo Piva de L'Altra Verona per i Beni Comuni, da Marta Caldana, già consigliere provinciale IDV, a Riccardo Anoardo di Possibile, da Fiorenzo Fasoli di Rifondazione Comunista a Simonetta Venturini di Lista Tsipras-Sinistra Europea. Tutti d’accordo sulla necessità di proporre allo stesso tempo rapidamente e con un lavoro di lunga lena un’alternativa a Verona e in Italia ripartendo dalla radice profonda dei problemi, da una cultura politica solida di matrice marcatamente progressista e dalla (ri)costruzione di una soggettività politica forte e popolare.

C’è bisogno di una Verona in Comune che porti i cittadini al governo partecipato della città” hanno commentato nei saluti finali Bertelli e Fiorillo, riprendendo il nome della lista di coalizione civica “Barcelona in Comù” che ha portato Ada Colau ad essere sindaca della capitale catalana dopo essere stata leader del movimento per la difesa della casa.

A seguire un aperitivo pop ha rinfrescato le menti e deliziato i palati dei tanti accorsi a Libre! per ascoltare e conoscere La lezione di Bernie.