La Fondazione Arena è per Verona un problema o una risorsa?

La Fondazione Arena è per Verona un problema o una risorsa? Si apre il convegno dibattito alle ore 11 del 29 febbraio, giorno dell’anno bisesto, che per noi è funesto, ma per gli anglosassoni è fausto.

Sala Maffeiana, la stessa dove si esibì l'adolescente Mozart, che conosceva l’italiano anche grazie all’opera lirica che il nostro paese esportava in Europa. Non ancora Temistocle Solera, ma di certo Metastasio. Per esempio: 

« Voce dal sen fuggita
Poi richiamar non vale;
Non si trattien lo strale
Quando dall'arco uscì »
(Ipermestra, a. II, sc. I)

Stiamo parlando di musica lirica e sinfonica, e conviene ragionare così, ricordando i grandi del passato. A quelli del presente, peraltro, gli fuggon dal sen certi versi del tipo: «Un corpo di ballo fisso/ non ha più senso!». Siamo al  convegno organizzato dai sindacati CGIL, UIL, FIALS CISAL. Si cerca una risposta alla domanda: ma la Fondazione Arena è un problema o una risorsa? Sarebbe bello poter dire che la domanda è retorica, che la Fondazione è una risorsa. Invece, i problemi prevalgono, perché non si può dire che sia produttiva una Fondazione che ha accumulato debiti per decine di milioni di €uri. Ora, visto che i soldi non li maneggiano le lavoratrici e i lavoratori, che tutt’al più percepiscono uno stipendio, sarebbe bene che qualcuno ci dicesse come e qualmente agirono coloro i quali detengono i cordoni della borsa. Questa semplice informazione, base indispensabile per ogni azione futura, è inaccessibile per chiunque. In sala Maffeiana, in molti prendono la parola, dopo i relatori ufficiali, ma non si sente pronunciare un numero che sia un numero. Se ci sono, sono numeri in assenza: non sappiamo quali solisti canteranno nella prossima stagione areniana (prossima nel senso di 2016), non so se il mio precariato di corista finirà (ci si mette anche la Procura, rinviando la decisione circa ricorsi che una sentenza della Cassazione fa presumere siano ammissibili), o numeri calunniati (i privilegiati stipendi? esordisce Claudia Meneghelli, ve li mostro io i CUD dei lavoratori privilegiati!). Sembra una partita truccata, chissà da quanto tempo truccata. Si capisce che i problemi non sono nati ora, ma si capisce anche che chi doveva amministrarli e risolverli non è all’altezza del compito. Il Soprintendente Girondini invocava per sé il premio Nobel per l’economia. Era il 10 settembre del 2013, e la casa della Fondazione era in ordine, pronta ad accogliere il verdetto della banca di Svezia, che assegna non il Nobel per l’economia, ma bensì il premio per l’economia in memoria di Alfred Nobel (che nel suo testamento non si ricordò, guarda caso, né di matematici né di economisti). Insomma, Nobel o para Nobel, fatto sta che Girondini ha preso solo il premio Franceschini, ed è stato confermato Soprintendente quando era chiaro che di economia era meglio che smettesse anche solo di parlare. E infatti, ha scelto il silenzio e ha mandato avanti Tosi, che intanto forniva il voto di tre senatrici delle sue, ove a Renzi servisse. Ma questo, in fondo, è gossip parlamentare. La verità è che le Fondazioni lirico sinfoniche sono considerata una palla al piede: a Verona, dove fanno concorrenza sleale ai banchetti di Norimberga, d’inverno, e a Gardaland, d’estate. Ma non credo che il governo centrale, impegnato a sostenere in aria e a terra il supervelivolo per i viaggi del premier, abbia voglia di occuparsi di cose tristi, noiose, dispendiose come le Fondazioni. La morale è questa, e serpeggia senza ostacoli in sala Maffeiana. Diceva Tosi (2012) al giornalista embedded Stefano Lorenzetto che l’albergo Lux (una delle primissime licenze da lui concesse, dopo l’elezione del 2007) si può sostenere solo grazie a un numero di stanze pari a 55. L’albergo Lux è ancora lì, non finito. Dunque: insostenibile. Gli arcovoli dell’Arena sono 73. Anche loro sono ancora lì, e forse per questo Tosi vorrebbe imbandirci cene a ore e a pagamento. 

Per chi non si ricordasse o non avesse avuto modo di ascoltare ecco le dichiarazioni di Tosi su come utilizzare l'Arena per il tennis e la pallavolo e il suo pensiero riguardo al destino del corpo di ballo.

E’ difficile pensare a difendere Fondazioni, quando le fondamenta sono così distanti. Ma resistiamo. Domani, nel teatro Filarmonico con ingresso da via dei Mutilati, assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori (ore 11-13).

Cristina Stevanoni