La fabbrica tessile Tiberghien

Traendo spunto dal comunicato di Stefano Vallani, Cristina Stevanoni ha scritto questo appello-speranza alla città. La Tiberghien è parte intrinseca della nostra storia e memoria. Storia che merita di essere raccontata ancora, in tempi di Fare per Distruggere.

La fabbrica tessile Tiberghien, a San Michele Extra, un tempo caposaldo dell’industria veronese, simbolo di lotte operaie e di civili accordi maturati per difenderla, è stata rasa al suolo, e sarà trasformata nell’ennesimo centro commerciale.

Potrebbe essere questo l’emblema di una città che ha perso, negli anni, la sua struttura portante, incentrata sul lavoro diffuso, sicuro e differenziato, unico argine alla crescita delle disuguaglianze sociali, unica garanzia perché possa trovare piena e sempre rinnovata attuazione l’articolo primo della Costituzione.

La forza del lavoro, ormai, è data dalla sua stessa incertezza, dalla sua precarietà, dalla sua genericità: non esistono più lavoratrici e lavoratori in carne ed ossa, portatori di diritti inalienabili, di istanze fondate sui diritti costituzionali: esistono, quando va bene, persone assoldate con i voucher, destinate al silenzio e alla sottomissione.

Zittiti, a Verona come altrove, i lavoratori, quasi nessuna voce si è alzata dal ceto che un tempo si chiamava degli intellettuali.

In questo vuoto, mentre i poteri forti conservavano intatta la loro forza, si è imposto un ceto di amministratori locali, interessato solo alla sua conservazione, che ha potuto ideare i progetti più bislacchi, inutili e costosi, che ha potuto svendere un patrimonio pubblico d’inestimabile valore, accerchiare le periferie con centri commerciali, sommergerle di traffico, avvelenare tutti con lo smog, ridurre il centro storico della quarta città d’arte al centro di bancherelle di quint’ordine, lottizzare la Passalacqua, distruggere un aeroporto, mandare in crisi la Fondazione Arena, riempire le aziende partecipate di parenti e di amici di partito, progettare un filobus fuori tempo massimo…

L’elenco è vistosamente incompleto, come sappiamo noi cittadine e cittadini consapevoli. Ci spetta, quasi di diritto, un’amministrazione che ci ripaghi dei tanti danni subìti. Cinque anni basteranno per arrestare o per porre rimedio alle infinite storture, materiali e morali; cinque anni basteranno per fare di Verona una città della dignità e non del decoro, una città attenta ai bisogni dei più deboli, rispettosa delle molte diversità e non più recintata da paletti divisori, cancellate e pregiudizi, una città accogliente, promotrice della cultura e tutrice delle culture, attrattiva prima di tutto per chi la abita, e, di conseguenza, anche per chi la visita, come ospite. Una città madre, non più matrigna.

Cristina Stevanoni

Nella foto l'opera di Simone Butturini – Lanificio Tiberghien-1907, Verona, Acrilico e smalto su tela, cm 100×80, 2016