La crociata contro l’“ideologia gender” entra in un corso di formazione al Don Calabria

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa de La ComitatA GiordanA BrunA nella convizione che la teoria del gender sia un’invenzione polemica, un’espressione coniata sul finire degli anni ’90 e i primi 2000 in alcuni testi redatti sotto l’egida del Pontificio consiglio per la famiglia con l’intento di etichettare, deformare e delegittimare quanto prodotto in questo campo di studi. Poi ha avuto una diffusione virale quando, in particolare negli ultimi due-tre anni, è entrata negli slogan di migliaia di manifestanti, soprattutto in Francia e in Italia, contrari all’adozione di riforme auspicate per ridurre le discriminazioni subite dalle persone non eterosessuali. (La luna sul posto puntata del 20 ottobre 2015).

La crociata contro l’“ideologia gender” entra in un corso di formazione rivolto ad operatori e volontari del Centro Polifunzionale Don Calabria. 

Sebbene il personale (operatori e volontari) non sia obbligato a partecipare, la presenza è tuttavia "caldamente consigliata". Su segnalazione di alcuni operatori, indignati per la scelta dei relatori e per l’assenza assoluta di contraddittorio, abbiamo assistito, il 18 novembre, al primo incontro con Gianfranco Amato, dal titolo “Persona, famiglia, società e ideologia di genere”. L’avvocato ha messo in atto un one man show durato più di due ore, disinformando su temi legati al "genere", che poco hanno a che fare con la sua professione e la sua formazione, e molto invece con la sua appartenenza ai movimenti cattolici integralisti. 

 I relatori della formazione proposta rappresentano il meglio che la "crociata anti-gender" può mettere a disposizione: Gianfranco Amato (avvocato, presidente dei "Giuristi per la vita" che da mesi percorre la penisola in lungo e in largo con toni semi-apocalittici sul ‘pericolo gender’), Massimo Gandolfini (neurochirurgo e neuropsichiatra nonché vice-presidente dell’Associazione "Scienza e vita"), Chiara Atzori (Medico infettivologo, membro dell’Associazione "Scienza e Vita") e altri professionisti immancabilmente legati alle associazioni "Scienza e vita" e/o "Movimento per la vita". 

 La prima conferenza si è svolta alla presenza di volontari e operatori professionali (comprendenti le più svariate figure, dal fisioterapista alla neuropsichiatra) che hanno assistito senza la minima possibilità di intervenire, né di fare domande.  Nonostante l’adesione convinta di alcuni, tra cui il Direttore della struttura che ha introdotto l’incontro presentandolo come un’occasione preziosa per venire a conoscenza di un pericoloso complotto “omosessualista” tenuto nascosto dai media e dai politici, il monologo di Amato ha stentato a raccogliere l’entusiamo che probabilmente si aspettava.

 Il prossimo incontro, che si terrà il 18 dicembre, vedrà come protagonista Chiara Atzori, medico infettivologo dalle idee piuttosto precise sull’omosessualità. La Atzori, pur non essendo psicoterapeuta, è una fervente sostenitrice delle idee dello psicoterapeuta statunitense Joseph Nicolosi, fondatore del NARTH, acronimo di National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità), uno dei principali gruppi che, partendo dal presupposto che l’omosessualità è una condizione patologica, cerca di “convertire” le persone omosessuali in eterosessuali attraverso pratiche (pseudo)psicoterapeutiche (terapie riparative).

 Qual è l’intento della Direzione? Perché un corso di formazione su questi temi con relatori che non hanno nessuna professionalità nel settore? Relatori apertamente integralisti, omofobi e ferventi sostenitori della crociata anti-gender e che si oppongono a quei cambiamenti che, lentamente e faticosamente, stanno per fortuna avvenendo nella nostra società. Qual è la posizione che la Direzione “richiede” agli psichiatri, agli psicoterapeuti e ai neuropsichiatri che lavorano al Centro? Quella di promuovere le teorie riparative? Facciamo notare che il Centro sposerebbe in tal caso una “teoria” sfiduciata da tutte le maggiori organizzazioni che si occupano di salute psicologica e psichiatrica, oltre a svelare una pericolosa matrice omotransfobica.

 Suggeriamo alla Direzione del Centro Don Calabria di pensare a un aggiornamento veramente utile che aiuterebbe gli operatori ad accogliere situazioni di cui fino a qualche anno fa si parlava poco, come le famiglie omogenitoriali o la condizione trans. Prendiamo atto invece che, di fronte a questi cambiamenti sociali ormai sempre più visibili e riconosciuti, il Centro Polifunzionale Don Calabria abbia scelto la chiusura, la verità confessionale propugnata con argomenti pseudo-scientifici da professionisti legati ad ambienti integralisti, invece di andare nella direzione del rispetto della diversità sociale.

 Invitiamo dunque gli operatori e le operatrici a boicottare l’intero corso di formazione e a farsi portatori di proposte alternative che siano più utili per chi lavora con il pubblico perché in linea con l’andamento pluralista, laico e democratico della nostra società.

 La Comitata Giordana Bruna