La Buona Scuola, dilettanti allo sbaraglio

di Cristina Stevanoni

Sento adesso la notizia che la BUONA SQUOLA è legge. Da tanto tempo, da che l'italiano è diventata la prima delle lingue straniere (parola del  prof. Antonio Enzo Quaglio), la scuola aspettava qualche aiuto concreto, anche e soprattutto in solido. Ma il maestro delle Riforme, il nostro «umanista» di turno deve lasciare la sua impronta nel presente, e far credere che sta riformando. Parola impegnativa, oltre che ambigua: ridare nuova forma è un po' come creare Eva dalla costola di Adamo. Lì per lì, la ri-forma può farti credere che sei dio, ma dopo milioni di anni scopri che l'universo è infinito, e ti puoi solo augurare di naufragare dolcemente. A parte gli scherzi, non credo che questa riforma sia costituzionale, e non credo che sia praticabile. Ma il guaio è proprio questo: creare confusione con leggi inadeguate è il principio della rovina per l'istituzione a cui tali leggi si applicano. Giochino da dilettanti allo sbaraglio.

Attendo che il Premierino sempre in piedi, sceso dall'auto blu, faccia la sue solite prime mosse: abbottonarsi la giacca, salutare e baciare qualcuno all'intorno, rispondere al cellulare...